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martedì 1 dicembre 2009

Le reti idriche siciliane fanno gola

di Rosario Battiato

http://www.qds.it/index.php?id=2333


Consumo. La gestione idrica nello scenario siciliano.
Il decreto. La Camera dei deputati ha approvato la legge che recepisce una direttiva europea sui servizi pubblici. Uno degli articoli riguarda la regolarizzazione delle partecipate pubbliche.
La conseguenza. Tutti i servizi in house cessano il 31 dicembre 2011, compresi quelli dell’acqua: parte delle Spa che gestiscono i servizi idrici dovranno essere in quota a società private.

Tags: Acqua, Servizi Idrici, Licia Minacapilli, Roberto Cota, Raffaele Fitto


PALERMO - Il capogruppo della Lega Nord alla Camera, Roberto Cota, ha spiegato agli italiani che, nonostante l’approvazione blindata del decreto Ronchi, dove si prevede la liberalizzazione dei servizi pubblici locali compresa la gestione dell’acqua, non ci sarà nessuna multinazionale che verrà in Italia a rubare l’acqua.
La realtà è invece del tutto differente se si prende in considerazione la situazione siciliana dove si prevedono rincari clamorosi delle bollette, il distacco dei contatori per le famiglie inadempienti, mentre alle spalle dell’intero sistema agiranno gli enti gestori in mano alle le grandi multinazionali italiane e straniere che già da tempo si sono insediate nell’isola. L’approvazione del dl Ronchi da parte dei deputati ha idealmente concluso il percorso iniziato dalla Legge Galli nel 1994.

Adesso la gestione del sistema idrico integrato sarà privatizzata e le società già presenti all’interno degli enti gestori nell’Isola sono pronte a lanciarsi in un mercato che promette consumi di acqua in crescita ed aumento delle tariffe che diventeranno tra le più alte d’Italia. Nel 2011 sarà dato il via agli appalti cui potranno partecipare anche società miste. Il ministro Raffaele Fitto difende la maggioranza affermando di aver ottemperato agli obblighi europei e annuncia che entro il 31 dicembre il governo varerà il regolamento di attuazione della riforma.

“Adesso accadrà che la considerazione di acqua come bene comune e quindi oggetto di bisogno diverrà oggetto di business e soprattutto per i siciliani si prevedono tempi duri”. Le parole di Licia Minacapilli, avvocato e attivista del Forum per l’Acqua pubblica, annunciano la prosecuzione di una battaglia che le associazioni stanno già affrontando da diverso tempo. Il decreto Ronchi, seppur mantenendo formalmente l’acqua una risorsa pubblica, di fatto ne affida la gestione ai privati dal momento che la quota di capitale in mano pubblica non potrà essere superiore al 30%. Si è così compiuto il processo iniziato nel lontano 1994 con la Legge Galli attraverso il full recovery cost e la definizione di Ato e del ciclo integrato dell’acqua.

Attualmente in Sicilia si pagano 1,36 euro al metro cubo, una delle tariffe più alte d’Italia, conferma l’ultimo rapporto Utilitas di Federutility, e nel giro di pochi anni, entro il 2015, questa cifra toccherà quota 1,52 euro a metro cubo. La media attuale è tra le più alte del Meridione, ma spicca anche nel Nord del Paese, superando, ad esempio, Veneto, Friuli, Lombardia e Piemonte. Anche nel dettaglio ad Agrigento, ad esempio, secondo Cittadinanza Attiva e Osservatorio dei prezzi, dati del 2008, l’acqua è costata 445 euro annui, una tariffa quattro volte superiore a Milano (106 euro annui). “In Sicilia - ha commentato Minacapilli - gli enti gestori dovranno ammortizzare gli investimenti per le infrastrutture carenti e per la necessità di mantenere in organico anche il personale in esubero”.

Di diverso avviso Raffaele Fitto, ministro per i rapporti con le Regioni, che ha specificato come quella sugli aumenti “sia una polemica strumentale e priva di contenuti perché viene fatta da chi ha provato a fare negli anni scorsi la stessa cosa senza riuscirci”. Ma chi si muove nella foresta degli enti gestori dell’acqua, al punto che lo scorso luglio Francesco Cascio, presidente dell’Ars, aveva esplicitamente chiesto di mantenere pubblico il servizio idrico come risorsa imprescindibile per i cittadini? I grandi gruppi nazionali e internazionali, già ben piazzati all’interno dell’attuale sistema di gestione, potranno adeguatamente affondare i loro interessi nel sistema idrico.

Ad esempio attualmente a Palermo l’ente gestore del servizio sono le Acque Potabili Siciliane, 82 comuni per 1,2 milioni di abitanti ed investimenti complessivi per oltre 850 milioni di euro, di cui 324 nei prossimi 5 anni, una partecipata al 52% da Acque Potabili spa di Torino, che lo scorso 7 ottobre ha firmato il contratto di servizio con l’Amap Spa, una ex municipalizzata. La S.A.P. è costituita dalla Iride Acqua Gas spa (30,86%) di Genova e dalla Smat (30,86%), la Società Metropolitana Acque di Torino.
A Caltanissetta il servizio idrico integrato è invece affidato alla Società Acque di Caltanissetta Spa, che si legge come Società Aqualia - Gestion Integral del Aqua s.a. di Madrid, capofila delle società che compongono Caltacque. Anche a Siracusa non ci si discosta molto da tutto il resto dell’isola visto che la Sogeas Ato Idrico 8 s.p.A è costituita dalla Sogeas Spa (82%) e dalla Saceccav Depurazione Sacede S.p.A (18%). Quest’ultima è interamente privata, costituita da Saceccav Costruzioni, Saceccav Servizi, Architetture Informatiche, Consorzio Seprium, Acque Rieti, Ecologica e Villa Alba e ha sede a Milano, mentre la prima, escludendo la partecipazione al 60% del Comune di Siracusa, appartiene alla Sorgesa Spa di Milano.

I principali sistemi acquedottistici dell’isola sono gestiti da Siciliacque spa, subentrata nel 2004 all’Eas, e che godrà di questa concessione fino al 2044. Il 25% del pacchetto azionario è mano alla Regione Sicilia, che all’inizio ne deteneva il 5% ma poi ha assorbito il 20% dell’Eas, e per il 75% da Veolia, che è una utility francese. I sistemi acquedottistici precedentemente gestiti da E.A.S. e oggi da Siciliacque sono tredici: Alcantara, Ancipa, Blufi, Casale, Dissalata Gela - Aragona, Dissalata Nubia, Fanaco - Madonie Ovest, Favara di Burgio, Garcia, Madonie Est, Montescuro Est, Montescuro Ovest e Vittoria - Gela.


Articolo pubblicato il 01 dicembre 2009

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