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sabato 18 dicembre 2010

PRIMA E DOPO CANCUN - A Sud Sicilia propone uno spazio di riflessione e confronto



A Sud Sicilia
propone
“Prima e dopo Cancun”
Uno spazio di riflessione e confronto su quanto è accaduto nella città di Cancun in Messico (29 nov.-10 dic. scorsi) con la 16a Conferenza Mondiale Onu sul clima (i governi dei paesi più ricchi del mondo dediti all’invenzione di falsi o pseudo rimedi ai planetari guasti climatici) e con il Controvertice dei Movimenti mondiali dei Popoli, uniti in nome di principi e proposte che hanno ispirato l’Accordo di Cochabamba (Bolivia, 22 aprile 2010).

DOMENICA 19 DICEMBRE
17,30
Conferenza-dibattito PRIMA E DOPO CANCUN
Il Vertice mondiale ONU sui cambiamenti climatici: le false soluzioni dei paesi sviluppati
Il Controvertice dei Movimenti dei Popoli: le soluzioni nelle mani dei popoli (Accordo di Cochabamba)
interventi: A Sud Sicilia
20,30
Proiezione documentario: “Los ultimos Zapatistas: heroes olvidados” (il racconto della Rivoluzione messicana attraverso le testimonianze dirette di coloro che vi parteciparono), del regista Francesco Taboada Tabone (Messico), seguita dal video-collegamento con il “Collettivo Jovenes en Resistiencia Alternativa (JRA)” di Città del Messico.
interventi: Officina rebelde (Ct); M. Grillo
LUNEDÌ 20 DICEMBRE
18,30
Giuseppe De Marzo (economista, giornalista e portavoce di A Sud) in video-conferenza:
“I giorni di Cancun e la situazione messicana”
[G. De Marzo ha partecipato alle aspre e sanguinose lotte boliviane che, muovendo dalla difesa dell’acqua, la cui gestione era stata consegnata dal governo a multinazionali USA, sono maturate in rivoluzione totale, con vittoria e affermazione di principi e diritti (Costituzione boliviana) che trascendono le più illuminate concezioni politiche occidentali. Da questa esperienza è nato il suo libro “BUENVIVIR per una democrazia della Terra”(già alla 2a ed.), vero e proprio Manifesto di A Sud e di ogni anticapitalista disposto a “mettere al centro delle proprie relazioni e analisi la Terra, bene comune primario”]

20,30
Proiezione documentario: “13 Pueblos. En defensa del agua, el aire y la tierra”(le vicende dei 13 popoli messicani uniti nella lotta contro le multinazionali straniere che devastano territori e comunità), preceduta dalla presentazione dell’autore F. Taboada Tabone in video-collegamento dal Messico.

Nei due giorni sarà allestita la mostra fotografica “Salviamo Wirikuta!” (luogo sacro per il popolo Huichol, minacciato da aggressioni estrattive di una multinazionale), a cura di Marina Salerno.

Tutto questo al LEFT, via degli Schioppettieri, 8 (ang. 4 canti v.Roma) – Palermo

www.asud.net
sicilia@asud.net
left-network@googlegroups.com

venerdì 17 dicembre 2010

Il nostro corpo è inquinato

Particolari analisi dimostrano il grado di inquinamento del nostro corpo, ma, per fortuna, particolari cure possono disinquinare il nostro corpo.
Qualcuno, per favore, ci vuole dire se noi mazaresi corriamo qualche pericolo, in modo tale che possiamo ricorrere ai rimedi?
Chi inquina è colpevole, ma chi non rende pubblici i dati analitici dell'acqua in distribuzione nella città di Mazara del Vallo non è meno colpevole.


Dovremmo tutti, a Mazara del Vallo, effettuare l'analisi suggerita da Medici per l'Ambiente, considerato che nella nostra acqua, oltre all'accertata presenza di nitrati, potrebbero anche rilevarsi alte percentuali di metalli pesanti. Ci risulta che dalla discarica consortile di Campana Misiddi si disperde percolato che giunge nella falda sottostante, inquinando l'acqua
Dalla data in cui il fenomeno è stato riscontrato ad oggi sembra che il grave problema non sia stato risolto.

mercoledì 15 dicembre 2010

Rifiuti zero, zero discariche, zero inceneritori

La faccenda di Napoli dovrebbe insegnarci qualcosa, il futuro dei rifiuti non è la discarica, non è l'inceneritore, perché non puoi stare sempre a fare buchi per un'ulteriore discarica e, per quanto riguarda gli inceneritori, anche chi è a favore di questi mostri mangiarifiuti deve convenire che passano quattro, cinque anni dall'inizio della costruzione al malaugurato uso.

Intanto, qui, a Mazara del Vallo, ai cittadini non è dato sapere se ci sono progetti in corso per questo futuro e quali. Non il prossimo buco da riempire, ma un modo moderno di smaltire i rifiuti, vedi Berlino, città pulitissima, dove i rifiuti sono trattati in un modo così moderno che più moderno non si può.

Ci si dovrebbe preparare, nella prospettiva dei cinque anni, guardando a studi che hanno una garanzia di durata del sistema, tenendo, però, anche un occhio al passato.

Se oggi, infatti, siamo ben lieti che una legge obblighi il fornitore di un nuovo elettrodomestico a ritirare il vecchio, ricordiamo che qualche tempo fa questo avveniva per le meno ingombranti bottiglie di birra, il cui vuoto era a rendere, se no, te lo addebitavano, così come tuttoggi avviene per le bombole di gas: alla consegna della nuova tu devi restituire la vecchia.

Il futuro si deve aggredire proprio così: obbligando al riuso, al riciclo e anche e soprattutto alla riduzione degli imballaggi.

In Italia, in un anno, si producono 100 miliardi di confezioni in tetrapak, per non parlare della plastica, che, se abbandonata, viaggia per mare e per terra divenendo veleno per foche, tartarughe e vacche. Per queste ultime fa testo la notizia secondo la quale, in India, nella pancia di una vacca sono stati rinvenuti 130 chili di plastica.

Un freno e successivamente una vera riconversione dei sistemi produttivi e del comportamento dei consumatori lo potrebbe dare la grande distribuzione, selezionando i prodotti in base al minore impatto ambientale e al corretto ciclo produttivo. Se un supermercato facesse questa scelta, non perderebbe certo i clienti, infatti è sempre più alto il numero dei consumatori disposti a pagare anche di più pur di tutelare l'ambiente e con esso se stessi.

Il suo esempio sarebbe seguito da tutti gli altri supermercati. Ricordiamo che le grandi marce cominciano da un primo passo. Mao Tse-Tung insegna.

Ma i veri protagonisti del cambiamento sono i consumatori più avvertiti, che, con la loro capacità di organizzarsi, devono cominciare con coraggio a dire alla gente perché è necessario cambiare stile nei consumi, spiegare la gravità del problema di cui essi stessi stanno prendendo coscienza e che stanno cercando di affrontare documentandosi.

Le soluzioni ci sono ed è facile reperirle, difficile è comunicarle, più difficile ancora farle mettere in pratica. Che i consumatori, allora, siano gli apostoli del cambiamento!

(dalla discussione del 2 dicembre 2010)

Discarica Campana/Misiddi - Allarme continuo

(doppio clic per ingrandire)

Le criticità rilevate dai tecnici dell'Arpa non saranno legate alla già nota dispersione di percolato nella falda acquifera che approvvigiona la città di Mazara del Vallo?

(articolo commentato nella seduta del 2 dicembre 2010)

domenica 12 dicembre 2010

Cancun: ignorati i popoli, vince il mercato


(riceviamo e pubblichiamo)
Se il pianeta ha la febbre a Cancun non è stata curata, anzi. Nulla di vincolante è stato deciso nell'accordo uscito all'alba di ieri, nonostante l'enfasi data dai governi riuniti e dalla stampa al testo conclusivo emerso dalle due settimane di lavori.

Cancun conferma sostanzialmente il consolidamento della logica emersa a Copenaghen, ampliando i meccanismi attraverso cui la gestione della crisi ambientale e climatica passa attraverso la finanziarizzazione e nuove speculazioni economiche. Il fondo verde, i mercati di carbonio e il meccanismo dei Redd+ non sono altro che false soluzioni che istituiscono una sorta di “diritto di inquinare”, in base al quale i paesi industrializzati continuano con le emissioni pagando “indulgenze” compensative che si risolvono nell'ennesimo ricatto verso i paesi del sud del mondo.

Che la logica di Copenaghen sia stata trasferita a Cancun è dimostrato anche dal ruolo centrale affidato qui in Messico alla Banca Mondiale, che paradossalmente, dopo esser stata tra i colpevoli della crisi economica ed ecologica, gestirà per i primi tre anni il Green Fund.

Ben lontani da incorporare nel proprio linguaggio espressioni come 'debito ecologico' , su cui invece i movimenti per la giustizia ambientale di tutto il mondo insistono, nei documenti si continua a puntare sull'urgenza del trasferimento tecnologico, ribadendo il ruolo centrale del settore privato e dei meccanismi finanziari.

Una “soluzione” palliativa che non risolve le cause principali, che facilita solo la creazione di nuovi mercati per le aziende già pronte a investimenti internazionali su larga scala e al mercato di nuove tecnologie definite 'appropriate per l'ambiente'. Tutto senza focalizzare l'impatto socio-economico, senza trattare degli effetti sulle popolazioni direttamente colpite e costrette alle migrazioni - che pure interesseranno anche i paesi più sviluppati, messi di fronte alla sfida posta dai nuovi e massicci flussi in entrata.

Dopo 5 anni di conferenza delle Parti nulla è stato risolto, anzi. Mentre a Cochabamba in soli tre giorni lo scorso aprile 40.000 delegati di 142 paesi e 40 rappresentanti di altrettanti governi avevano raggiunto un accordo che individuava le cause della crisi sistemica proponendo misure concrete per far fronte alla crisi climatica. Proposte che dopo essere state incluse nelle negoziazioni preliminari, sono rimaste lettera morta a Cancun, decisione che ha causato il no della Bolivia all'accordo finale.

La crisi ecologica non è fatta solo di cambiamenti climatici. È anche disastri ambientali, nuovi e massicci flussi migratori, distruzione di economie locali, violazione del diritto al cibo e alla salute e la distruzione di milioni di vite umane. Di fronte a questa consapevolezza nessun adattamento è possibile.

Parlare di giustizia climatica significa oggi in realtà parlare di relazioni di potere, di sistemi economici, processi produttivi e modelli di consumo. Per questo siamo più che mai convinti che per affrontare il maniera concreta la crisi sistemica (economica, ecologica, finanziaria, energetica, alimentare e migratoria ) occorra rimettere al centro la giustizia sociale ed ambientale.

È questa la scommessa concreta ed urgente che i movimenti e la società civile di tutto il mondo hanno iniziato ad assumere per unire sempre di più le lotte e le alternative in marcia dal nord ad sud del mondo, dalle fabbriche alle campagne, dalle città ai territori con un unico obiettivo comune:cambiare il sistema, non il clima.


RIGAS - Rete Italiana per la Giustizia Ambientale e Sociale
www.reteambientalesociale.org

Vedi anche:

Dichiarazione di Cancun
(Pronunciamento di Via Campesina)
Pronunciamento di Dialogo Climatico
Dichiarazione Amici della Terra (America Latina e Caraibi)

venerdì 10 dicembre 2010

Referendum, via libera della Corte di Cassazione


La Corte di Cassazione ha comunicato oggi al Comitato Promotore dei Referendum per l'acqua pubblica, l'avvenuto conteggio delle firme necessarie alla richiesta dei referendum. Un passaggio scontato dopo la straordinaria raccolta firme che ha portato alla Corte, lo scorso luglio, 1 milione e 400 mila sottoscrizioni. Adesso tocca alla Corte Costituzionale dare il via libera ai quesiti entro la metà di febbraio, mentre la data del voto è prevista nella primavera 2011. Con l'avvicinarsi del voto popolare si fa sempre più pressante la richiesta di moratoria sulle scadenze del Decreto Ronchi, almeno fino a quando gli italiani non i saranno espressi. Quello della Cassazione è un altro passo avanti nel percorso referendario e nella battaglia per la ripubblicizzazione dei servizi idrici. Siamo sempre più vicini alla liberazione del bene comune acqua dalle logiche del mercato e del profitto.
 
fonte www.acquabenecomune.org

lunedì 6 dicembre 2010

"Klimahouse" fiera dell'Edilizia Verde - Quella che vogliamo!

Grande fermento a Fiera Bolzano per la sesta edizione di “Klimahouse”, fiera leader in Italia nell’ambito dell’edilizia ‘verde’. In mostra le tecnologie più all’avanguardia di oltre 400 aziende espositrici e un ricco programma di contorno: dalle visite guidate a edifici CasaClima al sempre più articolato congresso ‘Costruire il futuro’, dai numerosi convegni organizzati con autorevoli associazioni di settore a rassegne fotografiche. Un concentrato di soluzioni eco-sostenibili per offrire risposte efficaci e concrete ai diffusi quesiti di un pubblico sempre più ampio interessato al tema del risparmio energetico.
 
La buona notizia arriva dall’Agenzia europea per l’Ambiente che ha recentemente divulgato dati positivi sulle emissioni di CO2, diminuite del 17,3% rispetto al 1990 e del 6,9% in un solo anno (nel 2009 rispetto al 2008), con dieci anni d’anticipo rispetto alla scadenza fissata dall’Unione Europea per il raggiungimento degli obiettivi ‘20-20-20’. Forse anche conseguenza della recessione economica che ha determinato un calo dei consumi energetici, segnala la stessa Agenzia, ma questo dato rappresenta comunque un risultato sorprendente che nasce da un trend ecosostenibile in ascesa in particolare nel settore delle costruzioni. Gli edifici sono ritenuti responsabili del 40% del consumo globale di energia e a tutti i livelli, dalle istituzioni ai privati, si cercano risposte concrete e soluzioni tangibili per migliore le condizioni di salute dell’ambiente risparmiando energia.
 
Precursore e portavoce in Italia di una cultura eco-sostenibile in edilizia, “Klimahouse” è la fiera di riferimento a livello nazionale che, dal 27 al 30 Gennaio 2011, andrà in scena a Fiera Bolzano con la sua sesta edizione. Sin dal suo primo appuntamento, nel 2005, la manifestazione dimostra come in questo settore esistano molteplici alternative tecniche ed economiche in grado di garantire un consistente risparmio energetico.
In esposizione, infatti, le migliori soluzioni e tecnologie presenti sul mercato per una casa energeticamente efficiente, selezionate ad hoc da una giuria di qualità: finestre termoisolanti, porte e portoni, sistemi di isolamento termico, elementi per prefabbricati e prefabbricati, coperture, tetti, risanamento, strutture verticali e orizzontali, sistemi di riscaldamento, ventilazione, raffreddamento, energie rinnovabili, sistemi di regolazione e misurazione.
 
“Klimahouse” non è solo una vetrina per le aziende più impegnate sul fronte della sostenibilità ambientale ma rappresenta anche la piattaforma ideale per informarsi sulle normative nazionali ed europee, per aggiornarsi sull'andamento del mercato in Italia ed in Europa e in particolare sull’attualissimo tema delle certificazioni energetiche.
In occasione di “Klimahouse” le associazioni di settore più autorevoli in Italia ed esperti qualificati in ricerca e progettazione offriranno inoltre tutta la propria expertize in materia di sostenibilità in edilizia a quanti vogliano individuare le soluzioni ottimali da implementare per la propria abitazione, per la propria attività o, nel caso degli enti locali, da adottare sul proprio territorio sia per edifici ex-novo sia in caso di riqualificazione.
 
A partire dall’AGENZIA CASACLIMA, grazie al cui forte sostegno verrà presentato l’annuale Congresso ‘Costruire il futuro’ a cui parteciperanno autorevoli relatori di fama internazionale, ANIT (Associazione Nazionale per l’Isolamento termico e Acustico) che proporrà un convegno sulle tematiche di sua specifica competenza, ANAB (Associazione Nazionale Architettura Bioecologica), ASSOVETRO (Associazione Nazionale degli Industriali del Vetro), EURAC (European Academy Bolzano), TIS Innovation Park (Centro promotore per l’innovazione), la cooperazione e il trasferimento di tecnologie per tutti gli attori del sistema innovazione altoatesino, APA (Associazione Provinciale dell’AltoAdige) e la PROVINCIA AUTONOMA DI BOLZANO, Agenzia provinciale per l’ambiente.

(l'articolo su ARCHITETTI.com)
 

Successo della giornata di mobilitazione per l'acqua


COMUNCATO STAMPA

Decine di migliaia in piazza, in tutta Italia, contro la privatizzazione dell'acqua e per la richiesta di moratoria immediata

Decine di migliaia di persone sono scese in piazza, in tutta Italia per l'acqua pubblica. La giornata di oggi è infatti una giornata di mobilitazione nazionale per l'acqua indetta dal Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua. Una straordinaria mobilitazione per chiedere, a nome del milione e quattrocentomila sottoscrittori dei referendum, la moratoria immediata sulle scadenze del Decreto Ronchi almeno fino al voto referendario; per il diritto la voto referendario entro il 2011; per protestare contro l'abolizione degli Ato, per dimostrare vicinanza ai movimenti che da tutto il mondo sono arrivati a Cancun per il controvertice mondiale sul clima (con cui diverse piazze si sono collegate durante le manifestazioni).
Dal Piemonte alla Sicilia, la mobilitazione è stata diffusa, nelle grandi e piccole città. Ovunque cortei, concerti, eventi per chiedere che l'acqua resti pubblica, contro ogni forma di privatizzazione.
Solo per citare qualche esempio, a Roma in Piazza Santi Apostoli si sta svolgendo un'iniziativa con spettacoli e testimonianze dopo la critical mass ciclistica della mattina; a Firenze qualche migliaio persone stanno percorrendo le vie del centro al suono dei tamburi della Bandao; a Bologna il corteo dei manifestanti è partito dalla sede dell'azienda Hera e si è diretto verso il centro, ai circa tremila del corteo dell'acqua si è unito quello degli studenti; a Venezia, nonostante l'acqua alta, circa duemilacinquecento persone, stanno sfilando per le vie del centro tra la curiosità di turisti, mentre in mattinata grande successo per la gondolata che ha visto diverse imbarcazioni sfilare con striscioni pro acqua pubblica; a Napoli questa mattina circa tremila persone hanno percorso le vie della città. Tanti i sindaci in piazza, tanti i gonfaloni degli Enti Locali.
Le mobilitazioni di oggi hanno anche lanciato una grande campagna di autofinanziamento in vista della campagna referendaria (maggiori informazioni su www.referendumacqua.it).
Ancora una volta il popolo dell'acqua si è mobilitato e ha dato vita ad una splendida dimostrazione di vitalità e di partecipazione.
Oggi, come sempre, si scrive acqua, si legge democrazia.

Roma, 4 dicembre 2010

Ufficio Stampa Comitato Referendum Acqua Pubblica

domenica 5 dicembre 2010

Il 4 dicembre della delegazione RIGAS a Cancun




"...La delegazione della Rete Italiana per la Giustizia Ambientale e Sociale ha manifestato il suo 4 dicembre a Cancun.

Raccogliendo l'interesse dei partecipanti al Foro di Via Campesina che nelle presentazioni delle varie carovane che sono arrivate a Cancun questa notte hanno posto il tema della difesa dell'acqua dai processi di privatizzazione e uso mercantile come tema comune e bene da difendere e proteggere."

(dalla e-mail di Vittorio, giunta a noi alle 22:06 del 4 dicembre)

sabato 4 dicembre 2010

Impegniamoci per la MORATORIA!

Comunicato Stampa

COMITATO CITTADINO PER LA TUTELA DELLE RISORSE IDRICHE ED AMBIENTALI DEL TERRITORIO DI MAZARA DEL VALLO


4 dicembre 2010: mobilitazione per l’acqua pubblica. In Italia come a Parigi

MORATORIA subito! È la richiesta che in queste ore viene avanzata da tutte le realtà che in Italia hanno partecipato alla campagna referendaria per l'acqua pubblica :1.400.000 firme raccolte per richiedere il referendum contro la privatizzazione dell'acqua per la ripubblicizzazione del servizio idrico.

Moltissime le iniziative che si terranno in tutta Italia ...ma anche a Parigi

La notizia è data dal Comitato Cittadino per la Tutela delle Risorse Idriche e Ambientali del Territorio di Mazara del Vallo perché giunga in particolare ai 2000 mazaresi che hanno chiesto la modifica dello Statuto comunale per assicurare la proprietà pubblica dell'acqua e ai quasi 2000 che recentemente hanno firmato per il referendum.

Agli amministratori locali il Comitato chiede di ascoltare la richiesta di così tanti cittadini e di deliberare la modifica dello Statuto.


Per il Comitato
Silvana Mannone

Stop alle privatizzazioni fino ai referendum


Chiediamo la MORATORIA: un provvedimento di legge immediato che posticipi le scadenze, previste dalla "Legge Ronchi", di tutte le norme che vanno verso la privatizzazione dei servizi idrici.

Dégustation d'eau publique

 
Posted by Picasa

Il Comitato Acqua Bene Comune parigino risponde all’appello lanciato dal Forum italiano dei movimenti per l'acqua e organizza una "degustazione d’acqua pubblica", che si terrà alla Mairie del Secondo Arrondissement a Parigi.
Il Comitato, nato alla fine del mese di ottobre, ha l'appoggio di singoli cittadini e di diverse organizzazioni e associazioni (Acli, Associazione Inca Francia, Atelier France-Italie, Collettivo 5.12, la rivista Focus In, La fabbrica di Nichi Parigi, Libera, Les amis de Beppe Grillo, Lo sbarco Parigi, Associazione e Circolo Democratici Parigi).

venerdì 3 dicembre 2010

Arsenico e vecchi sospetti

Si parla dei dati analitici dell'acqua di Ramisella e Trasmazzaro, recentemente apparsi sui mezzi di informazione locali e non a cura dell'amministrazione, ma del Comitato Civico Trasmazzaro, che, interessato a seguire l'andamento dell'alta concentrazione di nitrati registrata da qualche anno, non solo se li è dovuto procurare, ma ha dovuto, prima di renderli pubblici, richiedere apposita autorizzazione.

L'informazione sulla qualità dell'acqua è un diritto e se non la dà il comune lo può fare benissimo il cittadino, senza per questo dover chiedere alcuna autorizzazione. Esiste, proprio per l'acqua, una specifica legge, il D.Lgs. 31/2001, che obbliga a rendere pubblici i dati analitici, specie se l'acqua in distribuzione è inquinata ed esiste una legge sulla trasparenza.
I comportamenti in contrasto con le suddette normative sono da ritenere abusi.

Ma a Mazara del Vallo i cittadini sanno che si ignora la legge e che è impunito chi la ignora.

E va bene così, anche per strade tortuose arriva all'orecchio dei cittadini qualche verità . Non tutte le verità.

Non esiste, infatti, solo una zona Trasmazzaro e una zona Tonnarella a Mazara del Vallo, la città è più grande e va controllato tutto il territorio. Non esiste una sola sostanza a minacciare la potabilità dell'acqua di Mazara del Vallo, i cittadini devono conoscere qualità e quantità di tutte le sostanze presenti nei campioni prelevati da tutti i punti di ispezione che l'ARPA analizza con cadenza regolare.

L'informazione è dovuta e si rende necessaria e urgente vista la perdita di percolato dalla discarica consortile di contrada Misiddi/Campana, per quale è minacciata la falda acquifera.

I dati ricavati dall'analisi dei campioni prelevati dai vari piezometri collocati nel perimetro della discarica evidenziano una presenza allarmante di metalli pesanti e ogni cittadino deve sapere se questa concentrazione, nel percorso che fa l'acqua prima di giungere al suo rubinetto, mantiene livelli così alti da minacciare la sua salute.

L'esempio di Napoli e i suoi problemi legati alle discariche non è sufficiente a smuovere i nostri amministratori?

Non è sufficiente l'allarme lanciato da associazioni ambientaliste, comitati e movimenti in tutta Italia e nel mondo?

Un attentato agli uomini e all'intero pianeta è stato messo in atto e i governi continuano ad assecondare industriali, multinazionali e faccendieri che si arricchiscono inquinando e disinquinando (a loro modo, con le macchine mortali degli inceneritori).

Noi plaudiamo al lavoro svolto dal Comitato Civico Trasmazzaro, ma non ci basta, insistiamo nel chiedere l'informazione completa e aggiornata sui dati dell'acqua in distribuzione in questa città a chi per legge è tenuto a farlo, perché un conto è decidere di volersi suicidare bevendo l'arsenico, un altro conto morire bevendo l'acqua che, a propria insaputa, contiene arsenico.

È bene che i cittadini sappiano che a Mazara del Vallo si attenta alla loro salute, cosicché ciascuno possa scappare e, se non lo vuole o non lo può fare, almeno sappia di che morte deve morire e il tempo che gli resta da vivere in base alla dose che gli viene somministrata giornalmente.

(dalla discussione del 24 novembre 2010)

giovedì 2 dicembre 2010

La conoscenza al potere. Il futuro è oggi

La società cresce solo se i singoli individui che la compongono hanno gli stimoli atti a sviluppare la dote naturale di cui al momento della nascita tutti gli individui sono dotati e cioè la capacità di apprendimento, grazie alla quale acquisiscono dall'esterno dati che li mettono nella condizione di accumulare conoscenze e sviluppare ad un tempo capacità di elaborazione delle stesse.

Ma la possibilità che questo processo si avvii dipende dagli stimoli che offre l'ambiente in cui gli individui sono inseriti (famiglia, scuola, società), così come per produrre soluzioni, che per la loro celerità e completezza potrebbero sembrare miracolose, un evoluto calcolatore, cervello elettronico, computer che dir si voglia, pur dotato di una sua capacità potenziale, dipende dall'inserimento di programmi e dati.

Quanto premesso, per una semplice considerazione: gli individui che hanno avuto la fortuna di crescere in una società o in un ambiente capace di trasmettere conoscenze è sicuramente nelle condizioni di crescere dal punto di vista intellettuale e, crescendo nell'interazione con gli altri, fare crescere la società tutta.

E, per converso, se un individuo molto dotato cresce in un ambiente senza stimoli culturali, si inaridisce, rimane improduttivo e la sua eccellenza potrà essere spesa, al massimo, nel piattume di un circolo, ad averla vinta nel gioco dello scopone o del sette e mezzo.

Questa è la regola, non smentita dalla nascita di un genio che, in modo isolato e soltanto per la sua dote personale, esplode anche in ambienti sfavorevoli, vedi Sciascia, Bufalino, Consolo, Tomasi di Lampedusa.

Qui il nocciolo della mancata crescita culturale, politica e sociale di questo paese dove i problemi non si risolvono.

Politici, funzionari e quanti preposti per loro funzione a risolverli sono figli di questa società inaridita e nello stesso tempo padri di quella futura che, per la loro inutile presenza, sarà marchiata della stessa condizione.

Abbiamo necessità di trasmettere ai giovani gli strumenti che li mettano nella condizione di potere sviluppare spirito critico e livelli alti di conoscenza, così che la loro crescita intellettuale faccia crescere il livello culturale della società intera e renda possibile la valorizzazione di tutte le eccellenze.

Il tempo è oggi.

Fino a quando questo non avverrà, gli uomini che vivono in questa società rimarranno nel pantano.

(A proposito delle attuali lotte studentesche. Dalla discussione del 17 novembre 2010, nella quale si è ripreso il tema della fuga dei cervelli.)

mercoledì 1 dicembre 2010

Un salvagente per la terra. Blitz di Rigas - Piazza di Spagna Roma



Blitz di Rigas in piazza di Spagna per difendere il clima. Anche le associazioni e i movimenti italiani a Cancun per il controvertice mondiale sui cambiamenti climatici.


In piazza con il salvagente, gli occhiali, le pinne, il canotto per richiamare l’attenzione sulla 16° Conferenza Mondiale Onu sul clima, che s’è aperta ieri a Cancun in Messico, durante la quale i capi di stato discuteranno della più grande minaccia che l'umanità di trova ad affrontare: i cambiamenti climatici.
Stamattina decine di militanti delle associazioni e dei movimenti che compongono Rigas, la Rete italiana per la Giustizia ambientale e sociale, hanno fatto un blitz in piazza di Spagna - al grido “cambiare il sistema, non il clima” - per denunciare il disinteresse del governo, delle forze politiche e dei media italiani per la grave crisi climatica del Pianeta e accendere i riflettori sull’importantissimo appuntamento di Cancun, che ha importanza globale e ricadute locali, su ogni angolo della Terra.
Perché il clima sta cambiando e le disastrose conseguenze sono sotto gli occhi di tutti: sale vertiginosamente la temperatura del Pianeta e nel frattempo le nostre città e i nostri paesi sono vittime di alluvioni, tempeste, frane, uragani. Come dimostrano le calamità delle ultime settimane – dal Veneto alla Calabria – che indicano che la situazione ormai è fuori controllo. C’è un solo modo di reagire a questa situazione: affrontare una crisi mondiale, la più grave di sempre, costruita su più livelli - è ecologica, economica e sociale – e frutto di un sistema, ormai vicino al collasso, che va cambiato radicalmente.
In questo senso il vertice messicano è decisivo per il futuro del nostro Pianeta: perché i governi del mondo possono dimostrare – per una volta – di avere a cuore le sorti della Terra. A Cancun si sono dati appuntamento anche i movimenti sociali di tutto il mondo, per riaffermare la necessità - ignorata dai governi - di cambiare modello di sviluppo mettendo al centro il rispetto per la vita e la natura: l’unica strada percorribile per affrontare e cominciare a risolvere allo stesso tempo tutte le crisi e salvare il Pianeta. Dall'Italia sarà in Messico una delegazione di Rigas, la Rete italiana per la Giustizia ambientale e sociale, che riunisce oltre 70 realtà tra sindacati, organizzazioni, associazioni e comitati italiani.
Guarda il video
Guarda le foto pubblicate da Repubblica


dal sito di RIGAS

venerdì 26 novembre 2010

Trapani "Provincia Eternit free"

Trapani, prima provincia siciliana che aderisce al progetto "Provincia Eternit free".
Trapani 25.11.2010

È stato presentato stamani il progetto pilota “Trapani, provincia Eternit free” che ha come finalità quella di censire, monitorare e soprattutto, cosa non facile, sostituire le coperture in eternit esistenti su tutto il territorio della Provincia di Trapani, con coperture fotovoltaiche, beneficiando così del contributo introdotto dal decreto ministeriale nel febbraio 2007. Al progetto hanno aderito Provincia regionale di Trapani, Asp, Arpa, Legambiente, Azzero C02, Osservatorio rifiuti, club Kyoto. L'utente, il cittadino, il titolare di azienda che vorrà usufruire di questo progetto, avrà presto a disposizione uno sportello che sarà creato ad hoc, al quale ci si può rivolgere per avere maggiori informazioni o per essere seguito passo passo, nel disbrigo delle pratiche che lo porteranno ad un eventuale smaltimento dell'amianto e al montaggio dell'impianto fotovoltaico. Per quanto riguarda i costi, questi verranno sostenuti dai finanziatori privati che supporteranno l'utente nella dismissione dell'amianto e in cambio daranno in affitto l'impianto fotovoltaico da cui potranno usufruire degli introiti del conto energia. In caso contrario, se i costi di smaltimento saranno a carico dell'utente, quest'ultimo potrà in cambio ricevere i proventi del conto energia per il tetto fotovoltaico.
Fonte trapani.trapanicronaca.it

(notizia tratta da facebook tramite Tiziana Giacalone.)
Testo al link
http://rifiutizerotrapani.blogspot.com/2010/11/trapani-prima-provincia-siciliana-che.html

mercoledì 24 novembre 2010

Ora anche l'inquinamento acustico a Mazara del Vallo


Chi ha auspicato la rinascita del centro storico, deserto da alcuni decenni per la chiusura progressiva delle numerose attività commerciali, e pericoloso per i passanti, specie a tarda ora, oggi si è veramente pentito.

Nella strettissima via Garibaldi, ovvero "la mastranza", quando era cuore pulsante del commercio, oggi si sono aperti molti bar che in successione continua occupano tutta la strada con tavoli e tende che di giorno chiudono al sole e di notte all'illuminazione pubblica.

Tranne che per i giovani che la frequentano, per il resto della cittadinanza la strada è divenuta impraticabile. Devi chiedere il permesso per passare, quasi si entrasse in una casa privata. Ma il bello comincia la sera, quando in quasi tutti i locali si fa musica ad alto volume.

Non si dorme la notte nella via Garibaldi! Tremano i letti e tintinnano i soprammobili nelle case dei residenti. Inascoltate le legittime proteste del Comitato "PRO CENTRO STORICO", inefficaci le denunce per schiamazzi. Controlli e multe, non fermano la Movida mazarese.

(Dalla seduta del 10 novembre 2010, nella quale si è realizzato l'incontro con Gaspare Tedesco, promotore del Comitato Civico Antirumore "PRO CENTRO STORICO", nato a seguito del proliferare di bar e pub nella via Garibaldi. Il Comitato ha solidarizzato e condiviso le iniziative intraprese al fine di scongiurare il pericolo di inquinamento acustico.)

martedì 23 novembre 2010

Renzo Piano - Cosa significa fare

Come non condividere!
Facciamo tesoro del pensiero degli uomini colti.

lunedì 22 novembre 2010

domenica 21 novembre 2010

21 novembre Festa Nazionale dell'Albero




In Italia oggi ricorre la festa dell'albero e, per l'occasione, in molte città si trovano spazi dove piantare nuovi alberi che lì cresceranno rigogliosi.
A Mazara, invece, anche se questo comitato ripetutamente l'ha suggerito, l'amministrazione non cerca spazi e pianta, sbagliando le essenze, alberi in posti inadeguati. Sarebbe stato necessario, nella scelta delle nuove piante sul lungomare, rivolgersi a persone competenti.

Avevamo scritto ".....i ficus, che hanno sostituito le palme del lungomare San Vito, crescono rigogliosi....." qualcuno aveva obiettato " la prova del nove la si avrà quest'inverno"....ma siamo in autunno e dei sempreverdi cadono le foglie.

sabato 20 novembre 2010

Evviva la macchina mangiarifiuti!


Anche noi, a Mazara del Vallo, vogliamo un assessore all'Ambiente come Alessio Ciacci a Capannori.

Ha acquistato una macchina, che arriva dalla Svezia, e la inaughera' oggi, 20 novembre 2010, una macchina per il compostaggio locale ad uso collettivo.
Il compost prodotto sara' utilizzato come fertilizzante per le aree verdi comunali.

Imitiamolo e cosi' la finiamo con questa storia della munnizza!

martedì 16 novembre 2010

Napoli con la sua monnezza fa notizia

In Italia, a meno che non si tocchino livelli insostenibili, i problemi sono ignorati. Quello dei rifiuti è uno dei tanti, ne soffrono più o meno quasi tutte le città, ma sembra che questa sofferenza sia dovuta.

A Mazara, come a Napoli, la munnizza aumenta vertiginosamente e se la discarica non la può contenere, se ne crea un'altra. Intanto dalla vecchia continua a giungere in falda percolato e se la qualità dell'acqua peggiora chi se ne importa? Tanto è inquinata da anni, i cittadini hanno protestato, ma il tempo provvederà a stancarli e si abitueranno ad avvelenarsi lentamente. Nitrati? Arsenico? Le percentuali altissime rilevate dalla analisi sono dati sulla carta che non fanno smuovere neanche la magistratura.

Conviene che la quantità dei rifiuti sia enorme, gli inceneritori ne hanno bisogno e chi li ha voluti e costruiti ne ha ancor più bisogno.
Forze occulte o non tanto occulte guazzano sui rifiuti.

Esiste, infatti, una filiera dell'inquinamento: si comincia con chi produce l'oggetto inquinante, si passa a chi lo distribuisce e poi a chi lo compera e ne disperde quel tanto (troppo) che diviene rifiuto. Ma non è finita, a questo punto comincia l'azione di chi raccoglie il rifiuto e successivamente quella di chi lo distrugge. Cinque attori, ma chi di essi è accusato? Esattamente chi sta in mezzo alla filiera dell'inquinamento, stretto fra gli interessi di chi lo causa da un lato e di chi lo riduce - e invece ne peggiora gli effetti - dall'altro.

L'industriale produce l'inquinamento ed è pronto a disinquinare. Bella storia! Il capitale sceglie di inquinare poi sceglie di disinquinare, tutto a spese del cittadino!

Se lo Stato volesse veramente risolvere il problema, lo attaccherebbe alla radice e, invece di mandare i carriarmati contro i poveri cittadini che non vogliono morire dei veleni delle discariche, obbligherebbe le ditte alla riduzione degli involucri e all'uso di materiali non inquinanti.

Ma la gestione dei rifiuti produce ricchezza, se si dovesse intervenire, si arresterebbe la filiera e si produrrebbe disoccupazione.

La munnizza fa lavorare chi la produce.

Come si interrompe questa catena, se l'eliminazione di certe abitudini crea disoccupazione?

La strada da percorrere è culturale ed altri paesi l'hanno percorsa, giungendo ad un maggiore rispetto collettivo nei confronti dell'ambiente, mentre in Italia questa cultura è lenta ad attecchire.

Una volta chi beveva la birra doveva riportare indietro la bottiglia. C'era un risparmio di materia prima. Oggi qualche passo nella riduzione dei rifiuti lo comincia a fare chi immette sul mercato prodotti con imballaggi leggeri, il supermercato che distribuisce prodotti alla spina e i cittadini più responsabili, che penalizzano, nella scelta di acquisto, produttori e distributori che non si allineano.

La scelta è etica
, bisogna pensare al bene comune. Se non lo fa lo Stato lo fa il cittadino.


(dalla discussione del 3 novembre 2010)

domenica 14 novembre 2010

A Cancun la voce di RIGAS: per i cambiamenti climatici agire sulle cause

Un modello di sviluppo predatore ha attaccato e intaccato l'ambiente l'uomo il sistema sociale.

Non è più il tempo di aspettare, dipende da noi far sentire la necessità e l'urgenza del cambiamento.

Alla 16° Conferenza Mondiale Onu sui cambiamenti climatici, che si terrà a Cancun dal 29 novembre al 10 dicembre una delegazione di Rigas, la RETE ITALIANA per la GIUSTIZIA AMBIENTALE e SOCIALE sarà presente per dire che quello che va cambiato è il sistema non il clima.

Nell'attesa dell'importante appuntamento si terranno in varie città italiane iniziative, assemblee, incontri sul percorso dei movimenti sociali fino ed oltre Cancun.



Rete Italiana per la Giustizia Ambientale e Sociale
RIGAS


presenta:


CAMBIARE IL SISTEMA, NON IL CLIMA
Verso Cancun

martedì 16 novembre, h. 9
Sala dei Vigili, Comune di Roma

Incontro pubblico

Quale città? Giustizia ambientale e sociale a Roma

ne parleranno:

Gianni Alemanno - sindaco di Roma
Monica Cirinnà - Consigliere Comune di Roma
Andrea Alzetta - Consigliere Comune di Roma
Tonino Perna - Università degli Studi di Messina
Giuseppe De Marzo - A Sud / Rigas
Sabrina Aguiari - Casa Int. delle Donne / Rigas
Riccardo Troisi - CAE
Andrea Novelli - UISP

coordina:
Celeste Costantino - daSud/Riga


Le iniziative sono promosse da:
A Sud, Action, Casa Internazionale delle Donne, Cipax, Da Sud, Libertà e Giustizia, Loop, Ya Basta Roma


RIGAS - Rete Italiana per la Giustizia Ambientale e Sociale
www.reteambientalesociale.org

Nodo Romano RIGAS
info e contatti: 06.83603427

domenica 7 novembre 2010

La desertificazione

L'intervento dell'uomo modifica la natura, l'ambiente, il territorio.
In presenza di interventi che mirano soltanto al profitto e che non si curano della qualità della vita, a lungo andare, si ha il deserto.

Il deserto rappresenta la stanchezza della natura, incapace, anche dopo reazioni terribili, quali terremoti, maremoti, uragani, di ottenere un comportamento più assennato da parte dell'uomo.

Ora, le società sono regolate dalle stesse leggi che regolano la natura. Una società si collassa quando tutti gli interventi che in essa si operano sono finalizzati al profitto. Oggi, in un gioco delle parti dissennato, tutti dicono di agire nell'interesse generale, mentre nei fatti perseguono l'interesse personale.

In presenza di una situazione di degrado, così nella natura, come nella società, si sviluppa un fenomeno che è quello della emigrazione.

Chi va via?
Nella natura, quando nell'ambiente di provenienza poco o nulla rimane e il deserto avanza, vanno via gli animali, alla ricerca disperata di un habitat più favorevole. E le piante, inaridite, affidano al vento i semi che attecchiranno in terreni più fertili, dove mettere radici per meglio fruttificare e riprodursi.

Nella società chi va via?
Da sempre, è accertato, vanno via i più coraggiosi i più intelligenti, lasciando un habitat privo di stimoli, dove la speculazione e il profitto hanno creato il deserto. E si mettono in viaggio, vivo il mito di Ulisse.
Resta chi, come le piante in natura, trattenuto dalle radici, si sottopone agli stenti, resta il mediocre, il vigliacco che ha paura di tentare la fortuna e fare un salto nel buio verso la speranza.

In questa situazione drammatica va inquadrato il fenomeno, da alcuni considerato moderno e contemporaneo, della cosiddetta fuga dei cervelli.

Il fenomeno ha dunque una causa. Quali i soggetti che la scatenano?

Politicanti, affaristi e mafiosi, in un intreccio difficile da districare, a volte districato e insabbiato, hanno determinato una situazione in cui gli ignoranti, gli assolutamente mediocri, quelli che a scuola e nelle università erano gli ultimi hanno conquistato tutti i posti di responsabilità sia nella pubblica amministrazione, che nell'economia e nella politica. Buoni servitori per cattivi padroni.

E le eccellenze? Ai margini. Perché la palude non ha bisogno di gente che pensa, che intuisce, che crea, che specula intellettualmente, ha bisogno di mediocri, di vigliacchi, di gente contenta di stare nell'acquitrino, a volte di guazzare nel fango.

In una società divenuta piatta, priva di stimoli, regolata soltanto dalla speculazione, dal profitto, dal malaffare e controllata nella sua totalità dalle organizzazioni criminali non cresce una classe dirigente, anche se la società per sua natura produce eccellenze che, a questo punto, possiamo dire divengono fastidiose per il sistema.

E così, come i semi più forti, portati dal vento, attecchiscono in terreni più fertili, anche le eccellenze volano via e facilmente trovano l'opportunità di crescere. Sul mercato del lavoro i soggetti più qualificati vengono immediatamente assorbiti all'estero.

Perché rimanere? Hanno necessità di vivere e crescere in un ambiente favorevole e il confronto, le opportunità, la vivacità culturale dei luoghi dove vanno a risiedere dà loro l'opportunità di aggiungere un surplus all'eccellenza.
Se questi soggetti, per fatti non dipendenti dalle loro volontà dovessero rimanere nel triste ambiente dove sono cresciuti, si inaridirebbero fino a spegnersi, perché costretti a isolarsi in se stessi per mancanza di scambio.

Mazara del Vallo è la cartina di tornasole del fenomeno. A Mazara c'era la Prefettura, c'era un presidio dell'esercito, c'era l'Ufficio delle Imposte, l'Ufficio del Registro, c'era il teatro Garibaldi, il teatro Vaccara, c'era un porto commerciale, c'era una stazione ferroviaria con 50 dipendenti: capistazione, bigliettai, casellanti, addetti al servizio merci (perché Mazara aveva uno scalo merci!), c'era....

Oggi, anche se, naturalmente, avremmo dovuto crescere, qui siamo tornati indietro e, continuando di questo passo, arriveremo alle capanne. Non c'è più la Prefettura, non c'è più il presidio militare, non c'è l'Ufficio delle Imposte, non c'è l'Ufficio del Registro ......
Non c'è più nulla. Il deserto, morale culturale e politico. Ecco perché le eccellenze sono andate via.

(Dalla discussione del 28 ottobre 2010. L'appuntamento settimanale è slittato di un giorno)

venerdì 5 novembre 2010

Acqua stagna a Mazara del Vallo

Anni di lotte, proliferazione di comitati, impegni sulla carta.
(clicca sull'immagine per ingrandirla)

martedì 2 novembre 2010

Vivibilità in città

Poiché si trova facilmente su internet la graduatoria delle città italiane in ordine alla qualità ambientale, ovvero il meglio e il peggio secondo parametri definiti da esperti, sarebbe interessante attingere all'elenco completo, per conoscere gli attuali dati della vivibilità nella città di Mazara del Vallo, e, a partire da essi, verificare se, attraverso una politica di miglioramento, la città modifica in positivo la sua posizione sulla scala nazionale.

Visto che il sindaco ha creato le isole pedonali, dovrebbe sapere che, su questo parametro, la prima è Venezia e, conosciuta la posizione della città di Mazara del Vallo, progettare nuovi interventi per farla avanzare nella graduatoria.

Ora si parla di Mazara in bici, come Parigi. Apriamo uno scenario: se prendesse piede l'uso della bicicletta, si creerebbero, nelle attuali strade (un metro e mezzo sarebbe sufficiente) dei percorsi senza una vera pista ciclabile. Con enormi vantaggi: meno smog, meno polveri sottili, meno intasamento delle strade. Ma il traffico dovrebbe essere ordinato.

Nel caso contrario, la bicicletta può diventare pericolosa.

Ogni mattina, dalle ore 8.00 alle 9.00 meno un quarto, è un caos: tutti a lasciare i bambini a scuola. Alle 13,30, stessa storia. Se tutti gli alunni frequentassero la scuola di appartenenza, non sarebbe necessario usare la macchina per accompagnarli. Tutto ciò avviene con la complicità di presidi e professori, che, chiudendo un occhio, accettano le richieste di iscrizione avanzate dai fuori zona.

Deregulation.

Con il contributo dei vigili urbani che non fanno buon servizio e, d'altro canto, sono forse 25, quando nell'organico sono previsti in numero di 120. La loro presenza costante sulle strade sarebbe un deterrente, se solo avessero le qualità dei vigili urbani di una volta, quando il comandante doveva possedere qualifiche militari.

La vita militare non è uno scherzo, il colonnello comandante deve aver superato la scuola di guerra e possedere particolari attitudini al comando, a differenza degli altri, è identificabile dal panno rosso che circonda le sue stellette.

I vigili urbani, per ritornare nel merito della questione, dovrebbero avere un aplomb adatto alla funzione, nel cui esercizio dovrebbero dimostrare competenza e autorevolezza, avendo come punto di riferimento il comandante con una importante carriera militare alle spalle, così come avveniva una volta.

Oggi, invece, i vigili sono demotivati, non sono orgogliosi della funzione che compiono, si sono tutti confinati negli uffici, lasciando da fare ai precari e ai socialmente utili il lavoro più importante, quello sulle strade, che dovrebbe essere svolto dai vigili e funzionari più qualificati.

Con tutto ciò non si vuole disconoscere la colpa dei cittadini nel contributo alla deregulation. La definitiva soluzione sta, infatti, anche nel comportamento sano e serio dei cittadini, ai quali non si può chiedere solo che conoscano il codice della strada, ma che sappiano rispettare le regole. E per questo è necessario incidere sul piano della educazione, operazione a lungo termine.

Chi ha vissuto in America, ad Harvard, può giurare di non aver mai visto un vigile, se non nei punti nevralgici della città. La gente si comportava correttamente in assenza di controllo.
Nella stessa Italia di oggi, in una cittadina della Brianza, lo stesso dichiara di non aver mai visto un vigile, ad eccezione della volta che si è presentato a casa del familiare, ivi residente, solo per consegnare alla sua bambina un libro della biblioteca. Un comune arriva a fare questo servizio!

Quando il cittadino ha maturato la sua coscienza civica, si comporta nei limiti della legalità e a questo punto, così come ad Harvard e in Brianza i vigili urbani non si vedono.

Il messaggio: se si dovesse ampliare il corpo dei vigili urbani, i criteri di selezione dovrebbero essere diversi dagli attuali; se si volesse una cittadinanza più civile, la formazione dell'uomo e del cittadino dovrebbe stare al primo posto nell'agenda politica.

L'intervento nella burocrazia deve essere tale da far acquistare al cittadino fiducia nelle istituzioni.


(dalla discussione del 20 ottobre 2010)

sabato 30 ottobre 2010

Nulla si crea, nulla si trasforma

Mercoledì 13 ottobre, secondo appuntamento dalla ripresa dei lavori.
Come al solito la discussione va sull'onda dei fatti di cronaca nazionale e locale, per approdare ai temi che il comitato privilegia e che non prescindono dal quadro generale della società.

I TG straripano di casi di imbarbarimento, sembra che la gente, esacerbata dalla mancanza di lavoro e da una vita che perde senso e valore, agisca e reagisca a nervi scoperti su fatti che, pur negativi, non sono che di ordinaria normalità. A una coda non rispettata davanti a uno sportello, a un incidente d'auto, che causa la morte di un cane, si reagisce fino ad uccidere.

Il livello di imbarbarimento cui si è giunti non è solo locale, è generale e Berlusconi è visto come il maggiore responsabile di questa deriva. Gli effetti del suo governo sono, infatti, da considerare più gravi in campo sociale, economico e culturale che in quello strettamente politico.

Intanto lui dichiara che il partito è da rifondare, è il partito che ha sbagliato, non il governo.

Il tema dei partiti, del loro proliferare e dei politici e dei loro voltafaccia è un tema senza fine ed è per questo che la discussione, con brusca virata, passa agli apporti che dagli amici giungono al Comitato. Uno di essi ci ha inviato il link di un interessante video sul riciclaggio.

I rifiuti possono divenire risorsa, materia prima che un'industria utilizza per creare una materia prima-seconda
.

È l'uovo di Colombo: i cittadini "regalano" alla ditta i rifiuti selezionati con scrupolo, la ditta regala ai cittadini il disinquinamento. E ci guadagna! Perché attraverso la lavorazione di quel rifiuto, vende un prodotto che ha già un mercato e in più crea occupazione, che, di questi tempi, non è cosa da poco.

Ma si mandino a quel paese gli Ato Rifiuti e si impiantino industrie del riciclaggio! La verità è che il problema non si vuole risolvere. Certo un tempo non esisteva, eppure l'uomo ha sempre mangiato e consumato.

Alla pagina delle spigolature, su un recente numero della settimana enigmistica, si legge che, a New York, nel '700, la spazzatura, buttata nelle strade, veniva smaltita da maiali appositamente mandati a nutrirsene.

A Mazara del Vallo, negli anni 50, Manzo aveva l'appalto della spazzatura e allevava maiali, gli avanzi li vendeva ai contadini che li usavano per la concimazione della terra.

Una volta, la gran parte di ciò che veniva buttato era umido, di altro si buttava veramente poco. Ogni oggetto veniva costruito perché durasse nel tempo e veniva riparato cento volte prima di essere buttato. Oggi, invece, si costruisce per la breve durata e il consumo perpetuo.

Ed è così che cresce la montagna di rifiuti, di cui l'umido è appena il 5%.
Abbiamo creato un mostro.

Chi ha voluto che il mondo si inquinasse? Abbiamo una imprenditoria che crea un eccesso di rifiuti, una imprenditoria che ha voluto utilizzare il sottoprodotto del petrolio per creare la plastica, causa prima dell'aumento dei rifiuti, e tanto altro di nocivo.

La differenziata può riportare l'orologio indietro: far tornare al riutilizzo, non attraverso la riparazione del manufatto, ma attraverso il riciclaggio.

Il 95% della spazzatura è riciclabile al 100%, il 5% di umido, che resta, può essere avviato al compostaggio.

Costruire inceneritori per risolvere il problema-rifiuti è un delitto, se poi si pensa che sono costruiti con i nostri soldi.....

Piuttosto si parli di centrali di compostaggio per creare ottimo concime, che poi si vende come fertilizzante. Concime senza chimica. Ma, si sa, così si cozza contro la speculazione che c'è dentro il grande affare-rifiuti.

Come per la droga - che rimane un problema perché crea un mercato di cui anche le stesse comunità per tossicodipendenti sono parte - anche per i rifiuti si è creato un problema per alimentare un mercato, quello degli Ato e degli inceneritori.

Un'orrenda speculazione innescata su un bisogno.

E non si pensi che il responsabile dell'inquinamento sia solo chi lo causa, è anche, e tanto quanto, chi lo giustifica. Occorre sanzionare chi ha creato la causa prima.

Volendo fare un paragone tra chi immette sul mercato clandestino la droga e chi immette sul mercato ufficiale oggetti inquinanti, entrambi sono da considerare parimenti responsabili della devastazione, l'uno della società e l'altro dell'ambiente.

In assenza di provvedimenti che producano una inversione di tendenza, rimane, come unico rimedio, l'esercizio del consumo critico.

Il cittadino, che non discrimina i prodotti non inquinanti da quelli inquinanti, si fa esso stesso responsabile, in quanto, con il suo dissennato comportamento, alimenta non solo il trend speculativo dei produttori di manufatti inquinanti, ma anche il malaffare che in questi ultimi tempi è cresciuto sulla gestione dei rifiuti.

martedì 19 ottobre 2010

Mazara Verde

Non è un sogno, il Comitato ne ha parlato alla ripresa degli incontri.

Il giorno 30 settembre alle ore 17,30, dopo la pausa estiva, sono ripresi i lavori chiusi con la notizia del successo della campagna a favore del referendum per l'acqua pubblica, ed è stato di buon auspicio riaprirli con un'altra buona notizia giunta dal Forum italiano dei movimenti per l'acqua: l'8 e 9 settembre si è tenuta a Firenze l'assemblea nazionale, che si è chiusa con un appello alla mobilitazione di quanti hanno contribuito a raccogliere le firme.

Il Comitato decide di impegnarsi fin da adesso (1), ma nel frattempo tiene un occhio vigile su quanto in questa città accade a un anno e poco più dalla elezione del nuovo sindaco, al quale bisogna riconoscere un'attenzione maggiore a tamatiche che altri hanno trascurato, una delle quali è il verde pubblico.

Le aiuole delle ville comunali sono curate, i ficus, che hanno sostituito le palme del lungomare San Vito, crescono rigogliosi. E, anche se qualcuno obietta che la prova del nove la si avrà quest'inverno e che gli ulivi piantumati nella rotatoria di Bocca Arena sono secchi, non c'è paragone rispetto agli interventi della precedente amministrazione.

Basti vedere lo scempio di via Salemi, dove gli alberi si ergono stecchiti. Sono costati un sacco di soldi e la ditta fornitrice non ne ha curato l'attecchimento. Ciò che è vivo lo si deve alla cura di qualche vicino.

Si dovrebbe suggerire al sindaco di intervenire su questa area, sostituendo gli alberi con altre essenze arboree adatte al clima, esclusa la palma che oggi è a rischio.Se la caratteristica si perde, pazienza, ma vanno piantumati nuovi alberi.

Nelle città più belle, l'ingresso è un paradiso, un giardino che invita ad entrare, perché non farlo anche a Mazara del Vallo? Gli spazi da destinare a verde pubblico non mancano.

Basterebbe che il sindaco incaricasse l'ufficio tecnico di redigere una mappa per l'identificazione delle aree, nella quale dovrebbero essere presenti, a parere del Comitato, quelle di proprietà comunale e le regie trazzere, che ormai da tempo sono state abbandonate dall'ente comune, oltre alle aree che l'ANAS ha espropriato a seguito della costruzione dell'autostrada, previa richiesta della mappa completa, al fine di ottenerne l'afffidamento in comodato.

Quindi si potrebbe passare ad altre aree quali, ad esempio, l'appezzamento di terreno a forma triangolare esistente in via Castelvetrano, tra la circonvallazione e la stessa via Castelvetrano, che potrebbe essere espropriato. Un'altra area, questa da rilevare, è quella non utilizzata esistente a ridosso della scuola media G. Boscarino, una volta occupata, dopo il terremoto del 1981, dai capannoni dell'ufficio tecnico comunale.

Per finire si potrebbe, finalmente, realizzare a ridosso di Mazara 2, come da progetto, il giardino esteso 36.000 mq.

Il verde pubblico è parametro indicativo della vivibilità di una città.

Ma prima, un creativo, bravo a fare grafici, faccia vedere l'attuale e il possibile.

Il tutto a costo zero, non è necessario comprare le piante, la forestale le regala, è nel suo compito: se un comune fa un piano di verde, la forestale consiglia e regala le essenze idonee.

Se poi si ripristinasse la festa dell'albero come un tempo, quando gli scolari con le proprie mani piantumavano gli alberi nelle aree assegnate dal comune, allora sì che i cittadini si riapproprierebbero del verde.


(1)
Mazara ha sviluppato una sensibilità sul problema acqua, confermata dai dati ufficiali, dai quali emerge che nella provincia di Trapani l'apporto maggiore lo ha dato la città di Mazara del Vallo.

Se poi si calcolassero le firme rimaste nei cassetti di qualche distratto, allora sarebbero confermate le 2000 raccolte da questo comitato lo scorso anno per la richiesta di modifica dello statuto a favore dell'acqua pubblica. Modifica, che ci risulta già apportata.

Si aspetta che il sindaco traduca in atti gli impegni assunti in campagna elettorale e sottoscritti in un documento divenuto pubblico per essere stato pubblicato su questo blog e sul sito del Forum italiano dei movimenti per l'acqua.

2000 mazaresi hanno acquisito la consapevolezza che l'acqua è un diritto umano e deve essere garantita a tutti, 2000 mazaresi saranno gli attivisti della campagna referendaria che insieme a tutta la cittadinanza attiva in Italia raccoglieranno le firme utili al successo del referendum per l'acqua pubblica.

mercoledì 11 agosto 2010

La chimica ci uccide

Dopo La storia delle cose (The Story of Stuff) e La storia dell’acqua in bottiglia (The Story of Bottled Water), Annie Leonard, con un nuovo video ci parla dell'uso della chimica nei prodotti per la cura personale e dei pericoli che noi tutti corriamo giornalmente.

martedì 10 agosto 2010

No Ogm - Distrutto campo di mais transgenico

Ieri mattina un centinaio di attivisti dell’associazione Ya Basta! sono entrati nel campo di mais geneticamente modificato di Vivaro ( Pordenone). Il campo è di proprietà di Giorgio Fidenato, presidente dell'Associazione Agricoltori Federati della provincia di Pordenone. Il blitz poco dopo mezzogiorno. Gli attivisti, in tuta bianca, hanno abbattuto le piante alte 2 metri.

(da GLOBAL PROJECT)
Leggi il comunicato
Altro qui

lunedì 9 agosto 2010

Gli onesti in galera, i disonesti in carriera

Dove non si vede e dove si stravede.
Da quando sono nati gli ATO la monnezza in Italia si è tramutata in un vero problema. Le cattive gestioni sono sotto gli occhi di tutti e chi le denuncia non è ascoltato. Ma se, per caso e per fortuna, c'è un sindaco che ha trovato il modo di eliminare il problema, gestendo direttamente la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti a totale beneficio dei cittadini, ecco che il Prefetto lo diffida. Questo sindaco ha palesato che la legge è ingiusta e non fa gli interessi del cittadino.
Qui la notizia
trovata su:
La voce dell’Emergenza - il Blog

giovedì 29 luglio 2010

L'ONU DICHIARA L'ACQUA DIRITTO UMANO: IL GOVERNO ITALIANO VOTA A FAVORE A NEW YORK E PRIVATIZZA IN ITALIA!

Riceviamo e volentieri diffondiamo il comunicato stampa del
FORUM ITALIANO DEI MOVIMENTI PER L'ACQUA

COMUNICATO STAMPA


L'ONU DICHIARA L'ACQUA DIRITTO UMANO:
IL GOVERNO ITALIANO VOTA A FAVORE A NEW YORK E PRIVATIZZA IN ITALIA!


Lo straordinario successo della raccolta firme per i tre referendum per l'acqua può da oggi contare su una nuova autorevolissima presa di posizione: dopo 15 anni di discussioni, l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha approvato, con 122 voti a favore e 41 astensioni, un documento proposto dal Governo Boliviano che dichiara "L'accesso all'acqua come diritto umano".

La dichiarazione, pur non vincolante dal punto di vista normativo, sostiene e rafforza le mobilitazioni sociali che in ogni angolo del pianeta contrastano la privatizzazione dell'acqua e la sua consegna nelle mani delle multinazionali.

Nell'apprendere del voto favorevole espresso dal Governo Italiano, ci domandiamo come questo possa conciliarsi con le normative concretamente adottate dallo stesso nel nostro Paese, dove, proprio in opposizione a queste normative, 1.400.000 donne e uomini hanno sottoscritto le proposte referendarie.
Se il Governo volesse dare un segnale positivo ed invertire la rotta potrebbe approvare una moratoria che blocchi tutti i processi di privatizzazione.
In caso contrario saranno i milioni di "SI" ai referendum della prossima primavera a ridare coerenza tra ciò che si declama all'estero e ciò che si produce in Italia.


FORUM ITALIANO DEI MOVIMENTI PER L'ACQUA



Per riscontro e contatti:

Ufficio Stampa Campagna Referendaria Acqua Pubblica
Via di S. Ambrogio n.4 - 00186 Roma
Tel. 06 6832638; Fax.06 68136225
e-mail: segreteria@acquabenecomune.org
Sito web: www.acquabenecomune.org

L'Italia è una grande discarica

Ecco cosa succede a Taranto. Mentre a Mazara del Vallo ci chiediamo quanti devono essere i morti perché chi deve provvedere alla bonifica dei siti inquinati apra gli occhi sui dati analitici, forniti dall'Arpa, del percolato che dalla discarica di Campana/Misiddi scende in falda.


Inquinamento a Taranto. Lesioni da metalli pesanti in circa un terzo dei bovini

Lesioni da metalli pesanti al fegato, ai polmoni e ai linfonodi di circa un terzo dei bovini allevati nella zona di Taranto. La notizia segue le lumache alla diossina e le aree verdi vietate ai bambini a causa dell’inquinamento nel quartiere Tamburi.

La ricerca sui bovini è fresca di pubblicazione sul periodico scientifico Folia Histochemica et Cytobiologica, ed è stata condotta dalle Università di Bari e Federico II di Napoli.

L’Arpa Puglia ha diffuso un comunicato in cui sostiene che lo studio non è significativo, anche perchè non chiarisce in che misura i danni riscontrati nei bovini sono dovuti all’esposizione all’inquinamento industriale. Secondo i ricercatori invece lo studio dei bovini può contribuire a stimare i rischi per la salute umana.

A ridosso del’abitato di Taranto si trova una zona industriale con il più grande polo siderurgico europeo, una grossa raffineria, un grande cementificio, industrie metalmeccaniche.

I ricercatori delle Università di Bari e di Napoli hanno preso in esame 183 bovini mandati al mattatoio (poveretti) dopo essere stati allevati nell’area di Taranto.

Hanno appurato che 60 di questi animali presentavano lesioni dovute all’accumulo di metalli pesanti, come carbonio, alluminio, silice, ferro e titanio.

Le lesioni, spiegano i ricercatori, sono più frequenti negli animali più vecchi, e provenienti dalle zone più vicine all’area industriale, ma sono state riscontrate anche su un vitello di appena 4-5 mesi.

L’articolo è stato accettato da Folia Histochemica et Cytobiologica l’anno scorso, ed è on line sul sito della rivista dalla fine di aprile. I ricercatori hanno dichiarato di aver continuato il lavoro anche dopo aver terminato la stesura della ricerca, e di possedere nuovi dati non ancora pubblicati.

Su Folia Histochemica et Cytobiologica l’articolo completo, bovini e metalli pesanti a Taranto, e il riassunto

Su Repubblica Bari a Taranto metalli pesanti in polmoni e fegato dei bovini, prima e seconda parte dell’articolo

Via Peacelink il link al Pdf con l’articolo sui bovini di Taranto pubblicato dal Corriere del Giorno

Su Agi l’Arpa Puglia e i bovini contaminati a Taranto

Foto Flickr

I privati vanno avanti come carri armati, schiacciando i diritti dei cittadini

Mentre ancora risuona l'eco del successo della campagna referendaria ed è fresca di un giorno la notizia che a New York, all'assemblea delle Nazioni Unite, è stata approvata la risoluzione presentata dalla Bolivia per il riconoscimento del diritto all'acqua, a Lucca, Pistoia e Massa Carrara è in atto la vendita dell’acqua ai privati.
Avanzano come carri armati, insensibili al "grido di allarme" che dal popolo si alza, a livello locale e globale, contro lo scippo del primo dei diritti umani.

COMUNICATO STAMPA

28.07.2010

Nel chiuso delle stanze si sta decidendo sulla gestione dell’acqua per i prossimi vent’anni.
Ieri, all’assemblea dell’ATO1, la privatizzazione del servizio idrico è stata data per scontata; ai Sindaci resta solo da decidere come cedere il 40% del capitale pubblico di GAIA alle multinazionali e alle banche.

I Comitati referendari provinciali di Massa Carrara, Lucca e Pistoia, il Forum Toscano dei Movimenti per l’acqua e il Forum Toscano dei Movimenti per l’acqua Toscana Nord hanno promosso un presidio sul posto e partecipato come uditori all’assemblea per chiedere ai Sindaci di raccogliere la volontà di tanti movimenti, associazioni e singoli cittadini di ‘tenere l’acqua fuori dal mercato e i profitti fuori dall’acqua’.

A Lucca, Pistoia e Massa Carrara è in atto la vendita dell’acqua ai privati e i cittadini ne sono all’oscuro come all’oscuro sono gli amministratori; nessun Consiglio comunale è stato chiamato ad esprimersi sulle sorti dell’unica azienda pubblica di gestione del servizio idrico della Toscana.
Questa non è privatizzazione dell’acqua; è privatizzazione della politica.
Nella civile Toscana della legge sulla partecipazione Governatore, Sindaci e delegati non possono decidere sull’acqua senza il mandato diretto delle comunità che rappresentano.
Comitati e Forum toscano Acqua rivendicano la convocazione urgente di Consigli comunali aperti che diano voce alla domanda partecipazione diretta dei cittadini, unici custodi del bene comune-acqua e perciò veri titolari della sua gestione.


Comitati referendari provinciali di Massa Carrara, Lucca, Pistoia
Forum Toscano dei Movimenti per l’Acqua
Forum Toscano dei Movimenti per l’Acqua Toscana Nord

lunedì 26 luglio 2010

I gruppi di acquisto solidale, un fenomeno in crescita

Un'altra economia è davvero possibile.
A macchia di leopardo si diffondono i GAS, gruppi di acquisto solidale che, saltando gli intermediari, scegliendo prodotti etici e creando relazioni di fiducia con chi produce, cacciano dal mercato i cattivi prodotti e ridanno un futuro all'agricoltura senza concimi chimici e pesticidi.

domenica 25 luglio 2010

"L'acqua e la nostra indifferenza" di Marcello Benfante

Repubblica — 24 luglio 2010 pagina 1 sezione: PALERMO MARCELLO BENFANTE

STAMANI, sotto la doccia, non ho potuto fare a meno di pensare a un vecchio film di fantascienza: "2022: i sopravvissuti". La regia? mi sono chiesto, cercando di allontanare una vaga angoscia. E sono andato subito, quasi grondante, a consultare il "Dizionario dei film" del Mereghetti: "Soylent Green", Usa, 1973, di Richard Fleischer. Ma l'angoscia scaturiva da un ricordo-sequenza davvero opprimente: Charlton Heston che usufruisce del raro privilegio di una doccia in un mondo snaturato che sopravvive grazie a un inconsapevole cannibalismo. Ogni anno che passa la vecchia buona science fiction diventa sempre più realistica, sempre più attuale e meno profetica. E non ci vuole molto a prevedere che in poco più di un decennio la situazione potrebbe sul serio precipitare. L'allarme acqua in Sicilia è già scattato (e d'altronde, su questo fronte è stata sempre una continua emergenza). Ci eravamo preoccupati per lo sprofondamento di 70 metri delle falde acquifere etnee. E subito dopo, come un destro-sinistro da knock out, arriva la notizia che gran parte della zona costiera, da Palermo a Ragusa, da Catania a Marsala, è interessata da un abbassamento di minore entità, ma anche più inquietante a causa del rischio di contaminazione col sale marino. oLtre alla quantità, sempre più scarsa, esiste quindi anche un problema della qualità delle acque, che si rivela sempre più scadente. Le cause, convergenti, sono due: la diminuzione della piovosità e l'aumento dei prelievi. Questi due fattori determinano infatti il livello delle falde. Ma è difficile immaginare che i consumi possano diminuire. Anzi, è lecito (e forse perfino auspicabile in termini economici) ipotizzare che i consumi siciliani in futuro tenderanno ad avvicinarsi alla media nazionale che è di 213 litri a testa, mentre gli agrigentini, per esempio, se ne fanno bastare meno della metà. Bisogna quindi intervenire sulle perdite, che ammontano a una media del quaranta per cento. Insomma, tappare i buchi. Ma non basta, occorre anche la pioggia. E non serve pregare o magari sparare alle nuvole per ottenerla. Ci vuole una seria politica ecologica, una progettazione territoriale che miri a riequilibrare un contesto idrogeologico fortemente compromesso (come ci segnalano anche le sempre più frequenti frane). Ma la parola progettazione, pur così preziosa, è anche infida, ché ci proietta e aggetta in un domani indefinito, nebuloso (ma non necessariamente gravido di piogge). Al problema dell'acqua bisogna invece dare una risposta immediata in termini di risoluzione e di efficienza. I nostri amministratori avranno sicuramente studiato un po' di filosofia e ricorderanno quel che diceva Talete di MiO leto. Se l'acqua è il principio di tutte le cose (l' arché) è proprio da essa che dobbiamo cominciare o ricominciare. Così hanno fatto quei cittadini (ben un milione e quattrocentomila) che hanno firmato la richiesta di un referendum contro la privatizzazione dell'acqua: insolita notizia rassicurante sullo stato di salute della nostra cagionevolissima democrazia. D'altronde è proprio "sulle implicazioni sociali e morali dell'acqua" che l'architetto anarchico Colin Ward basava una sua riflessione sulla città solidale. E che la sua analisi riguardasse la Gran Bretagna, nulla toglie alla validità, anche per noi, del suo messaggio: "Il dramma è che nessuno sa come tornare all'antica saggezza secondo cui l'acqua, bene vitale quanto il sangue, deve essere condivisa e conservata". Ove il "nessuno sa" va inteso come ironia dell'utopista che sa bene, al pari dei suoi contendenti, ciò che andrebbe fatto col più elementare buon senso e realismo. In Sicilia (tutti lo sanno) le lotte per l'acqua sono sempre state lotte contro la mafia, come l'esperienza di Danilo Dolci ci ha insegnato. Ma sono state e sono anche battaglie, il più delle volte perse, contro i nonsensi della burocrazia, la sua inettitudine e le sue negligenze (che talora colludono con gli interessi mafiosi). Qualcuno dovrà spiegarci come mai la disponibilità degli invasi non si traduce operativamente in un'irrigazione delle campagne, che invece rimangono assetate e quindi non pienamente produttive. Talora si tratta di guasti alle condotte apparentemente irreparabili. Talaltra di tubature fatiscenti e da sostituire, ma evidentemente insostituibili. Guarda caso, si tira avanti con i pozzi privati. Ma il fatto è che ormai, privata o meno, l'acqua scarseggia. La vecchia metafora dell'acqua alla gola non rende più l'idea. Siamo con l'acqua alle caviglie. E forse questo spiega la lentezza dei provvedimenti. Come se sprofondassimo in una palude, ovviamente non potabile. Mentre l'acqua lambisce il nostro tallone d'Achille, forse potremmo ripensare alle sagge parole del Tao-Tê-ching: "Niente al mondo è più molle e debole dell'acqua; ma nell'avventarsi contro ciò che è duro e forte, niente può superarla". Proprio perché posta in basso, dice il Tao, l'acqua indica la Via. E potrebbe essere la forza trascinante e travolgente di una grande protesta civile. Che non sia allora proprio questa siccità, questo venir meno delle riserve vitali, il modo in cui noi siciliani possiamo rivedere il nostro rapporto con la cosa pubblica, le istituzioni, la politica, il nostro atavico servaggio? Sarebbe, per dirla in qualche modo con Talete, un principio anche questo. - MARCELLO BENFANTE

giovedì 22 luglio 2010

Atto finale della campagna referendaria per l'acqua pubblica

La consegna delle firme in Cassazione, documentata in due video.


LA RIVOLUZIONE DELL’ACQUA

Un milione e quattrocentomila donne e uomini che sottoscrivono i tre referendum per la ripubblicizzazione dell’acqua rappresentano una piccola grande rivoluzione.

Come tale, provoca immediato spavento nei poteri forti e in un quadro politico-istituzionale non avvezzo all’idea che possa esistere una soggettività sociale capace di prendere parola e di progettazione autonoma.

Un primo tratto di questa rivoluzione risiede nel fatto che sul tema dell’acqua si è ormai costituito, per la prima volta dopo decenni, un vero e proprio movimento nazionale di massa.

L’Italia, come ciascuno può intuire anche ad un’ osservazione superficiale, è un Paese tutt’altro che pacificato : decine di conflitti attraversano il mondo del lavoro, la società e le realtà territoriali.

Sono esperienze dotate spesso di una fortissima radicalità ma al contempo di altrettanta frammentazione.

Dentro questo contesto, il movimento per l’acqua si colloca come una fertile anomalia : estremamente reticolare e radicato nei territori, su questo humus ha saputo costruire e vivificare nel tempo –dalla legge d’iniziativa popolare alla campagna referendaria, passando per due grandi manifestazioni nazionali- una forte vertenza nazionale, capace di incidere sull’agenda politica del Paese.

Il secondo tratto risiede nel non negoziabile contrasto con il pensiero unico del mercato : dopo due decenni di egemonia della cultura dell’impresa sulla società e la vita delle persone, il movimento per l’acqua costruisce una mobilitazione densa non per ottenere qualche riduzione del danno, bensì per affermare la totale fuoriuscita dell’acqua e dei beni comuni –essenziali alla vita- dal gorgo delle Società per Azioni comunque delineate. E per affermarne la riappropriazione sociale e una gestione pubblica e partecipata dalle comunità locali.

O la Borsa o la vita, per dirla senza perifrasi.

Il terzo tratto nasce dalla straordinaria domanda di democrazia e di protagonismo sociale che questo movimento ha messo in campo e ha saputo intercettare : le donne e gli uomini che hanno profuso energie, in ogni comitato nato nella più grande metropoli così come nel più piccolo paese di montagna, e i cittadini corsi a frotte a firmare affermano la straordinaria volontà di decidere tutte e tutti in prima persona su ciò che a tutti appartiene. Per la qualità della vita nel presente oggi e una possibilità di futuro per le future generazioni.

Da questo punto di vista, il referendum è uno strumento ma anche un fine in sé, in quanto afferma il principio che su beni essenziali alla vita come l’acqua nessuna delega è autorizzata e la decisione deve appartenere a tutte e tutti.

Da ultimo, ma non per importanza, emerge il tratto di laboratorio di democrazia e partecipazione che il movimento per l’acqua ha saputo costruire in quasi un decennio di esperienza. Il costante rapporto fra locale e globale, l’approccio inclusivo verso le più diverse culture e provenienze, il metodo del consenso come elemento costitutivo di tutti processi decisionali fondamentali, hanno fatto di questa esperienza un interessante laboratorio di formazione collettiva, di saperi condivisi, di redistribuzione della conoscenza.

Un laboratorio perfettibile, ma sufficientemente attrezzato da consentire al movimento dell’acqua, a differenza di altri luoghi di costruzione dell’opposizione sociale e politica, di evitare una delle conseguenze più nefaste del degrado della politica : la nascita dei populismi, che, anche nelle loro versioni più avanzate, costruiscono appartenenza sull’elemento simbolico della personalizzazione.

Al contrario, nel movimento per l’acqua l’appartenenza nasce dalla condivisione del tema e di una piattaforma valoriale, culturale e politica che si fonda su obiettivi di radicale trasformazione della democrazia nel senso della partecipazione sociale.

Sono queste alcune delle caratteristiche che, nel determinare il successo della campagna di raccolta firme, mettono in campo un potenziale di cambiamento di grande fertilità sociale.

Un popolo che riprende collettivamente parola è molto più pericoloso di un popolo che cerca di volta in volta qualcuno a cui affidarsi.

Sarà un autunno caldo per la battaglia dell’acqua.

Sapremo rinfrescarci in primavera con una marea di SI alla riappropriazione sociale dell’acqua.



Marco Bersani

Attac Italia

martedì 20 luglio 2010

Il successo della campagna referendaria - Come passa la notizia

La Stampa che ci piace

20/7/2010
Un po' di fresco

Sarà l’afa, o l’appiccicaticcio che trasuda dalle intercettazioni, ma in questa estate gelatinosa si sentiva il bisogno di un sorso d’acqua pura. Quasi un milione e mezzo di italiani, ormai indotti a scansare come la peste i banchetti della firmocrazia, hanno apposto il loro autografo sotto la richiesta di referendum contro la privatizzazione dell’acqua. Un record (neppure per il divorzio erano stati così numerosi), consumato nel sostanziale silenzio dei partiti e dei media, che all’argomento hanno riservato solo qualche tiepida polemica. Poiché si ripromette di cancellare una legge di sinistra e una di destra, la battaglia per l’acqua non ha eccitato le opposte tifoserie. E poiché nessuno l’ha «buttata in politica» (ci ha provato Di Pietro, ma è stato messo da parte), questa raccolta di firme è forse la scelta più politica che sia stata compiuta negli ultimi anni: difendere la natura pubblica di un bene essenziale, e farlo in un Paese che considera ciò che è pubblico una terra di nessuno, anziché un patrimonio di tutti.

A mettere in moto quel milione e mezzo di biro non è stato un esame ponderato dei pro e dei contro, ma uno slancio naturale, quasi un impulso atavico: l’acqua è vita, e non si privatizza la vita. Ai cinici sembrerà l’apoteosi del buonismo. Ma a noi, che cinici non siamo, e che veniamo da decenni in cui l’idea di bene comune si è progressivamente ridotta fino a coincidere con l’orticello del proprio clan, piace sperare che quest’alluvione di firme per «l’acqua di tutti» sia il preludio di un cambio di stagione.

Altro ai link:
http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=111339&sez=HOME_INITALIA

http://www.youtube.com/watch?v=bNELiDmP0pM

http://www.repubblica.it/cronaca/2010/07/19/foto/referendum_sull_acqua_raccolta_di_firme-5677672/1/?ref=HREC1-2

http://roma.corriere.it/roma/notizie/cronaca/10_luglio_19/REFERENDUM-ACQUA-PUBBLICA-1703407752283.shtml

lunedì 19 luglio 2010

Consegnate in Cassazione 1.401.492 firme!!

(da www.acquabenecomune.org)



Consegnate in Cassazione un milione e 400mila firme. E' record
Oggi, lunedì 19 luglio, il Comitato Promotore dei Referendum per l'acqua pubblica consegna oltre un milione e quattrocentomila firme presso la Corte di Cassazione.

Un risultato che segna un passo importante nella storia della democrazia e della partecipazione in questo Paese. Nessun referendum nella storia repubblicana ha raccolto tante firme.

La sfida che il comitato promotore ha davanti è quella di portare almeno 25 milioni di italiani a votare tre “sì” la prossima primavera, quando si terrà il referendum contro la privatizzazione dei servizi idrici. Un risultato che oggi, alla luce del “risveglio democratico” a cui si è assistito nei mesi della raccolta firme, sembra assolutamente raggiungibile.

Adesso chiediamo al Governo di emanare un provvedimento legislativo che disponga la moratoria degli affidamenti dei servizi idrici previsti dal Decreto Ronchi almeno fino alla data di svolgimento del referendum. Chiediamo inoltre alle amministrazioni locali di non dare corso alle scadenze previste dal Decreto Ronchi. Un milione e quattrocentomila firme rappresentano una delegittimazione di qualunque scelta tesa ad applicare il Decreto, a maggior ragione per quelle amministrazioni che vogliono addirittura anticiparne le scadenze.

Il prossimo appuntamento del popolo dell'acqua è il prossimo 18 e 19 di settembre, quando, probabilmente a Firenze, si terrà l'assemblea dei movimenti per l'acqua.





Roma, 19 luglio 2010