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martedì 16 novembre 2010

Napoli con la sua monnezza fa notizia

In Italia, a meno che non si tocchino livelli insostenibili, i problemi sono ignorati. Quello dei rifiuti è uno dei tanti, ne soffrono più o meno quasi tutte le città, ma sembra che questa sofferenza sia dovuta.

A Mazara, come a Napoli, la munnizza aumenta vertiginosamente e se la discarica non la può contenere, se ne crea un'altra. Intanto dalla vecchia continua a giungere in falda percolato e se la qualità dell'acqua peggiora chi se ne importa? Tanto è inquinata da anni, i cittadini hanno protestato, ma il tempo provvederà a stancarli e si abitueranno ad avvelenarsi lentamente. Nitrati? Arsenico? Le percentuali altissime rilevate dalla analisi sono dati sulla carta che non fanno smuovere neanche la magistratura.

Conviene che la quantità dei rifiuti sia enorme, gli inceneritori ne hanno bisogno e chi li ha voluti e costruiti ne ha ancor più bisogno.
Forze occulte o non tanto occulte guazzano sui rifiuti.

Esiste, infatti, una filiera dell'inquinamento: si comincia con chi produce l'oggetto inquinante, si passa a chi lo distribuisce e poi a chi lo compera e ne disperde quel tanto (troppo) che diviene rifiuto. Ma non è finita, a questo punto comincia l'azione di chi raccoglie il rifiuto e successivamente quella di chi lo distrugge. Cinque attori, ma chi di essi è accusato? Esattamente chi sta in mezzo alla filiera dell'inquinamento, stretto fra gli interessi di chi lo causa da un lato e di chi lo riduce - e invece ne peggiora gli effetti - dall'altro.

L'industriale produce l'inquinamento ed è pronto a disinquinare. Bella storia! Il capitale sceglie di inquinare poi sceglie di disinquinare, tutto a spese del cittadino!

Se lo Stato volesse veramente risolvere il problema, lo attaccherebbe alla radice e, invece di mandare i carriarmati contro i poveri cittadini che non vogliono morire dei veleni delle discariche, obbligherebbe le ditte alla riduzione degli involucri e all'uso di materiali non inquinanti.

Ma la gestione dei rifiuti produce ricchezza, se si dovesse intervenire, si arresterebbe la filiera e si produrrebbe disoccupazione.

La munnizza fa lavorare chi la produce.

Come si interrompe questa catena, se l'eliminazione di certe abitudini crea disoccupazione?

La strada da percorrere è culturale ed altri paesi l'hanno percorsa, giungendo ad un maggiore rispetto collettivo nei confronti dell'ambiente, mentre in Italia questa cultura è lenta ad attecchire.

Una volta chi beveva la birra doveva riportare indietro la bottiglia. C'era un risparmio di materia prima. Oggi qualche passo nella riduzione dei rifiuti lo comincia a fare chi immette sul mercato prodotti con imballaggi leggeri, il supermercato che distribuisce prodotti alla spina e i cittadini più responsabili, che penalizzano, nella scelta di acquisto, produttori e distributori che non si allineano.

La scelta è etica
, bisogna pensare al bene comune. Se non lo fa lo Stato lo fa il cittadino.


(dalla discussione del 3 novembre 2010)

domenica 14 novembre 2010

A Cancun la voce di RIGAS: per i cambiamenti climatici agire sulle cause

Un modello di sviluppo predatore ha attaccato e intaccato l'ambiente l'uomo il sistema sociale.

Non è più il tempo di aspettare, dipende da noi far sentire la necessità e l'urgenza del cambiamento.

Alla 16° Conferenza Mondiale Onu sui cambiamenti climatici, che si terrà a Cancun dal 29 novembre al 10 dicembre una delegazione di Rigas, la RETE ITALIANA per la GIUSTIZIA AMBIENTALE e SOCIALE sarà presente per dire che quello che va cambiato è il sistema non il clima.

Nell'attesa dell'importante appuntamento si terranno in varie città italiane iniziative, assemblee, incontri sul percorso dei movimenti sociali fino ed oltre Cancun.



Rete Italiana per la Giustizia Ambientale e Sociale
RIGAS


presenta:


CAMBIARE IL SISTEMA, NON IL CLIMA
Verso Cancun

martedì 16 novembre, h. 9
Sala dei Vigili, Comune di Roma

Incontro pubblico

Quale città? Giustizia ambientale e sociale a Roma

ne parleranno:

Gianni Alemanno - sindaco di Roma
Monica Cirinnà - Consigliere Comune di Roma
Andrea Alzetta - Consigliere Comune di Roma
Tonino Perna - Università degli Studi di Messina
Giuseppe De Marzo - A Sud / Rigas
Sabrina Aguiari - Casa Int. delle Donne / Rigas
Riccardo Troisi - CAE
Andrea Novelli - UISP

coordina:
Celeste Costantino - daSud/Riga


Le iniziative sono promosse da:
A Sud, Action, Casa Internazionale delle Donne, Cipax, Da Sud, Libertà e Giustizia, Loop, Ya Basta Roma


RIGAS - Rete Italiana per la Giustizia Ambientale e Sociale
www.reteambientalesociale.org

Nodo Romano RIGAS
info e contatti: 06.83603427

domenica 7 novembre 2010

La desertificazione

L'intervento dell'uomo modifica la natura, l'ambiente, il territorio.
In presenza di interventi che mirano soltanto al profitto e che non si curano della qualità della vita, a lungo andare, si ha il deserto.

Il deserto rappresenta la stanchezza della natura, incapace, anche dopo reazioni terribili, quali terremoti, maremoti, uragani, di ottenere un comportamento più assennato da parte dell'uomo.

Ora, le società sono regolate dalle stesse leggi che regolano la natura. Una società si collassa quando tutti gli interventi che in essa si operano sono finalizzati al profitto. Oggi, in un gioco delle parti dissennato, tutti dicono di agire nell'interesse generale, mentre nei fatti perseguono l'interesse personale.

In presenza di una situazione di degrado, così nella natura, come nella società, si sviluppa un fenomeno che è quello della emigrazione.

Chi va via?
Nella natura, quando nell'ambiente di provenienza poco o nulla rimane e il deserto avanza, vanno via gli animali, alla ricerca disperata di un habitat più favorevole. E le piante, inaridite, affidano al vento i semi che attecchiranno in terreni più fertili, dove mettere radici per meglio fruttificare e riprodursi.

Nella società chi va via?
Da sempre, è accertato, vanno via i più coraggiosi i più intelligenti, lasciando un habitat privo di stimoli, dove la speculazione e il profitto hanno creato il deserto. E si mettono in viaggio, vivo il mito di Ulisse.
Resta chi, come le piante in natura, trattenuto dalle radici, si sottopone agli stenti, resta il mediocre, il vigliacco che ha paura di tentare la fortuna e fare un salto nel buio verso la speranza.

In questa situazione drammatica va inquadrato il fenomeno, da alcuni considerato moderno e contemporaneo, della cosiddetta fuga dei cervelli.

Il fenomeno ha dunque una causa. Quali i soggetti che la scatenano?

Politicanti, affaristi e mafiosi, in un intreccio difficile da districare, a volte districato e insabbiato, hanno determinato una situazione in cui gli ignoranti, gli assolutamente mediocri, quelli che a scuola e nelle università erano gli ultimi hanno conquistato tutti i posti di responsabilità sia nella pubblica amministrazione, che nell'economia e nella politica. Buoni servitori per cattivi padroni.

E le eccellenze? Ai margini. Perché la palude non ha bisogno di gente che pensa, che intuisce, che crea, che specula intellettualmente, ha bisogno di mediocri, di vigliacchi, di gente contenta di stare nell'acquitrino, a volte di guazzare nel fango.

In una società divenuta piatta, priva di stimoli, regolata soltanto dalla speculazione, dal profitto, dal malaffare e controllata nella sua totalità dalle organizzazioni criminali non cresce una classe dirigente, anche se la società per sua natura produce eccellenze che, a questo punto, possiamo dire divengono fastidiose per il sistema.

E così, come i semi più forti, portati dal vento, attecchiscono in terreni più fertili, anche le eccellenze volano via e facilmente trovano l'opportunità di crescere. Sul mercato del lavoro i soggetti più qualificati vengono immediatamente assorbiti all'estero.

Perché rimanere? Hanno necessità di vivere e crescere in un ambiente favorevole e il confronto, le opportunità, la vivacità culturale dei luoghi dove vanno a risiedere dà loro l'opportunità di aggiungere un surplus all'eccellenza.
Se questi soggetti, per fatti non dipendenti dalle loro volontà dovessero rimanere nel triste ambiente dove sono cresciuti, si inaridirebbero fino a spegnersi, perché costretti a isolarsi in se stessi per mancanza di scambio.

Mazara del Vallo è la cartina di tornasole del fenomeno. A Mazara c'era la Prefettura, c'era un presidio dell'esercito, c'era l'Ufficio delle Imposte, l'Ufficio del Registro, c'era il teatro Garibaldi, il teatro Vaccara, c'era un porto commerciale, c'era una stazione ferroviaria con 50 dipendenti: capistazione, bigliettai, casellanti, addetti al servizio merci (perché Mazara aveva uno scalo merci!), c'era....

Oggi, anche se, naturalmente, avremmo dovuto crescere, qui siamo tornati indietro e, continuando di questo passo, arriveremo alle capanne. Non c'è più la Prefettura, non c'è più il presidio militare, non c'è l'Ufficio delle Imposte, non c'è l'Ufficio del Registro ......
Non c'è più nulla. Il deserto, morale culturale e politico. Ecco perché le eccellenze sono andate via.

(Dalla discussione del 28 ottobre 2010. L'appuntamento settimanale è slittato di un giorno)

venerdì 5 novembre 2010

Acqua stagna a Mazara del Vallo

Anni di lotte, proliferazione di comitati, impegni sulla carta.
(clicca sull'immagine per ingrandirla)

martedì 2 novembre 2010

Vivibilità in città

Poiché si trova facilmente su internet la graduatoria delle città italiane in ordine alla qualità ambientale, ovvero il meglio e il peggio secondo parametri definiti da esperti, sarebbe interessante attingere all'elenco completo, per conoscere gli attuali dati della vivibilità nella città di Mazara del Vallo, e, a partire da essi, verificare se, attraverso una politica di miglioramento, la città modifica in positivo la sua posizione sulla scala nazionale.

Visto che il sindaco ha creato le isole pedonali, dovrebbe sapere che, su questo parametro, la prima è Venezia e, conosciuta la posizione della città di Mazara del Vallo, progettare nuovi interventi per farla avanzare nella graduatoria.

Ora si parla di Mazara in bici, come Parigi. Apriamo uno scenario: se prendesse piede l'uso della bicicletta, si creerebbero, nelle attuali strade (un metro e mezzo sarebbe sufficiente) dei percorsi senza una vera pista ciclabile. Con enormi vantaggi: meno smog, meno polveri sottili, meno intasamento delle strade. Ma il traffico dovrebbe essere ordinato.

Nel caso contrario, la bicicletta può diventare pericolosa.

Ogni mattina, dalle ore 8.00 alle 9.00 meno un quarto, è un caos: tutti a lasciare i bambini a scuola. Alle 13,30, stessa storia. Se tutti gli alunni frequentassero la scuola di appartenenza, non sarebbe necessario usare la macchina per accompagnarli. Tutto ciò avviene con la complicità di presidi e professori, che, chiudendo un occhio, accettano le richieste di iscrizione avanzate dai fuori zona.

Deregulation.

Con il contributo dei vigili urbani che non fanno buon servizio e, d'altro canto, sono forse 25, quando nell'organico sono previsti in numero di 120. La loro presenza costante sulle strade sarebbe un deterrente, se solo avessero le qualità dei vigili urbani di una volta, quando il comandante doveva possedere qualifiche militari.

La vita militare non è uno scherzo, il colonnello comandante deve aver superato la scuola di guerra e possedere particolari attitudini al comando, a differenza degli altri, è identificabile dal panno rosso che circonda le sue stellette.

I vigili urbani, per ritornare nel merito della questione, dovrebbero avere un aplomb adatto alla funzione, nel cui esercizio dovrebbero dimostrare competenza e autorevolezza, avendo come punto di riferimento il comandante con una importante carriera militare alle spalle, così come avveniva una volta.

Oggi, invece, i vigili sono demotivati, non sono orgogliosi della funzione che compiono, si sono tutti confinati negli uffici, lasciando da fare ai precari e ai socialmente utili il lavoro più importante, quello sulle strade, che dovrebbe essere svolto dai vigili e funzionari più qualificati.

Con tutto ciò non si vuole disconoscere la colpa dei cittadini nel contributo alla deregulation. La definitiva soluzione sta, infatti, anche nel comportamento sano e serio dei cittadini, ai quali non si può chiedere solo che conoscano il codice della strada, ma che sappiano rispettare le regole. E per questo è necessario incidere sul piano della educazione, operazione a lungo termine.

Chi ha vissuto in America, ad Harvard, può giurare di non aver mai visto un vigile, se non nei punti nevralgici della città. La gente si comportava correttamente in assenza di controllo.
Nella stessa Italia di oggi, in una cittadina della Brianza, lo stesso dichiara di non aver mai visto un vigile, ad eccezione della volta che si è presentato a casa del familiare, ivi residente, solo per consegnare alla sua bambina un libro della biblioteca. Un comune arriva a fare questo servizio!

Quando il cittadino ha maturato la sua coscienza civica, si comporta nei limiti della legalità e a questo punto, così come ad Harvard e in Brianza i vigili urbani non si vedono.

Il messaggio: se si dovesse ampliare il corpo dei vigili urbani, i criteri di selezione dovrebbero essere diversi dagli attuali; se si volesse una cittadinanza più civile, la formazione dell'uomo e del cittadino dovrebbe stare al primo posto nell'agenda politica.

L'intervento nella burocrazia deve essere tale da far acquistare al cittadino fiducia nelle istituzioni.


(dalla discussione del 20 ottobre 2010)

sabato 30 ottobre 2010

Nulla si crea, nulla si trasforma

Mercoledì 13 ottobre, secondo appuntamento dalla ripresa dei lavori.
Come al solito la discussione va sull'onda dei fatti di cronaca nazionale e locale, per approdare ai temi che il comitato privilegia e che non prescindono dal quadro generale della società.

I TG straripano di casi di imbarbarimento, sembra che la gente, esacerbata dalla mancanza di lavoro e da una vita che perde senso e valore, agisca e reagisca a nervi scoperti su fatti che, pur negativi, non sono che di ordinaria normalità. A una coda non rispettata davanti a uno sportello, a un incidente d'auto, che causa la morte di un cane, si reagisce fino ad uccidere.

Il livello di imbarbarimento cui si è giunti non è solo locale, è generale e Berlusconi è visto come il maggiore responsabile di questa deriva. Gli effetti del suo governo sono, infatti, da considerare più gravi in campo sociale, economico e culturale che in quello strettamente politico.

Intanto lui dichiara che il partito è da rifondare, è il partito che ha sbagliato, non il governo.

Il tema dei partiti, del loro proliferare e dei politici e dei loro voltafaccia è un tema senza fine ed è per questo che la discussione, con brusca virata, passa agli apporti che dagli amici giungono al Comitato. Uno di essi ci ha inviato il link di un interessante video sul riciclaggio.

I rifiuti possono divenire risorsa, materia prima che un'industria utilizza per creare una materia prima-seconda
.

È l'uovo di Colombo: i cittadini "regalano" alla ditta i rifiuti selezionati con scrupolo, la ditta regala ai cittadini il disinquinamento. E ci guadagna! Perché attraverso la lavorazione di quel rifiuto, vende un prodotto che ha già un mercato e in più crea occupazione, che, di questi tempi, non è cosa da poco.

Ma si mandino a quel paese gli Ato Rifiuti e si impiantino industrie del riciclaggio! La verità è che il problema non si vuole risolvere. Certo un tempo non esisteva, eppure l'uomo ha sempre mangiato e consumato.

Alla pagina delle spigolature, su un recente numero della settimana enigmistica, si legge che, a New York, nel '700, la spazzatura, buttata nelle strade, veniva smaltita da maiali appositamente mandati a nutrirsene.

A Mazara del Vallo, negli anni 50, Manzo aveva l'appalto della spazzatura e allevava maiali, gli avanzi li vendeva ai contadini che li usavano per la concimazione della terra.

Una volta, la gran parte di ciò che veniva buttato era umido, di altro si buttava veramente poco. Ogni oggetto veniva costruito perché durasse nel tempo e veniva riparato cento volte prima di essere buttato. Oggi, invece, si costruisce per la breve durata e il consumo perpetuo.

Ed è così che cresce la montagna di rifiuti, di cui l'umido è appena il 5%.
Abbiamo creato un mostro.

Chi ha voluto che il mondo si inquinasse? Abbiamo una imprenditoria che crea un eccesso di rifiuti, una imprenditoria che ha voluto utilizzare il sottoprodotto del petrolio per creare la plastica, causa prima dell'aumento dei rifiuti, e tanto altro di nocivo.

La differenziata può riportare l'orologio indietro: far tornare al riutilizzo, non attraverso la riparazione del manufatto, ma attraverso il riciclaggio.

Il 95% della spazzatura è riciclabile al 100%, il 5% di umido, che resta, può essere avviato al compostaggio.

Costruire inceneritori per risolvere il problema-rifiuti è un delitto, se poi si pensa che sono costruiti con i nostri soldi.....

Piuttosto si parli di centrali di compostaggio per creare ottimo concime, che poi si vende come fertilizzante. Concime senza chimica. Ma, si sa, così si cozza contro la speculazione che c'è dentro il grande affare-rifiuti.

Come per la droga - che rimane un problema perché crea un mercato di cui anche le stesse comunità per tossicodipendenti sono parte - anche per i rifiuti si è creato un problema per alimentare un mercato, quello degli Ato e degli inceneritori.

Un'orrenda speculazione innescata su un bisogno.

E non si pensi che il responsabile dell'inquinamento sia solo chi lo causa, è anche, e tanto quanto, chi lo giustifica. Occorre sanzionare chi ha creato la causa prima.

Volendo fare un paragone tra chi immette sul mercato clandestino la droga e chi immette sul mercato ufficiale oggetti inquinanti, entrambi sono da considerare parimenti responsabili della devastazione, l'uno della società e l'altro dell'ambiente.

In assenza di provvedimenti che producano una inversione di tendenza, rimane, come unico rimedio, l'esercizio del consumo critico.

Il cittadino, che non discrimina i prodotti non inquinanti da quelli inquinanti, si fa esso stesso responsabile, in quanto, con il suo dissennato comportamento, alimenta non solo il trend speculativo dei produttori di manufatti inquinanti, ma anche il malaffare che in questi ultimi tempi è cresciuto sulla gestione dei rifiuti.

martedì 19 ottobre 2010

Mazara Verde

Non è un sogno, il Comitato ne ha parlato alla ripresa degli incontri.

Il giorno 30 settembre alle ore 17,30, dopo la pausa estiva, sono ripresi i lavori chiusi con la notizia del successo della campagna a favore del referendum per l'acqua pubblica, ed è stato di buon auspicio riaprirli con un'altra buona notizia giunta dal Forum italiano dei movimenti per l'acqua: l'8 e 9 settembre si è tenuta a Firenze l'assemblea nazionale, che si è chiusa con un appello alla mobilitazione di quanti hanno contribuito a raccogliere le firme.

Il Comitato decide di impegnarsi fin da adesso (1), ma nel frattempo tiene un occhio vigile su quanto in questa città accade a un anno e poco più dalla elezione del nuovo sindaco, al quale bisogna riconoscere un'attenzione maggiore a tamatiche che altri hanno trascurato, una delle quali è il verde pubblico.

Le aiuole delle ville comunali sono curate, i ficus, che hanno sostituito le palme del lungomare San Vito, crescono rigogliosi. E, anche se qualcuno obietta che la prova del nove la si avrà quest'inverno e che gli ulivi piantumati nella rotatoria di Bocca Arena sono secchi, non c'è paragone rispetto agli interventi della precedente amministrazione.

Basti vedere lo scempio di via Salemi, dove gli alberi si ergono stecchiti. Sono costati un sacco di soldi e la ditta fornitrice non ne ha curato l'attecchimento. Ciò che è vivo lo si deve alla cura di qualche vicino.

Si dovrebbe suggerire al sindaco di intervenire su questa area, sostituendo gli alberi con altre essenze arboree adatte al clima, esclusa la palma che oggi è a rischio.Se la caratteristica si perde, pazienza, ma vanno piantumati nuovi alberi.

Nelle città più belle, l'ingresso è un paradiso, un giardino che invita ad entrare, perché non farlo anche a Mazara del Vallo? Gli spazi da destinare a verde pubblico non mancano.

Basterebbe che il sindaco incaricasse l'ufficio tecnico di redigere una mappa per l'identificazione delle aree, nella quale dovrebbero essere presenti, a parere del Comitato, quelle di proprietà comunale e le regie trazzere, che ormai da tempo sono state abbandonate dall'ente comune, oltre alle aree che l'ANAS ha espropriato a seguito della costruzione dell'autostrada, previa richiesta della mappa completa, al fine di ottenerne l'afffidamento in comodato.

Quindi si potrebbe passare ad altre aree quali, ad esempio, l'appezzamento di terreno a forma triangolare esistente in via Castelvetrano, tra la circonvallazione e la stessa via Castelvetrano, che potrebbe essere espropriato. Un'altra area, questa da rilevare, è quella non utilizzata esistente a ridosso della scuola media G. Boscarino, una volta occupata, dopo il terremoto del 1981, dai capannoni dell'ufficio tecnico comunale.

Per finire si potrebbe, finalmente, realizzare a ridosso di Mazara 2, come da progetto, il giardino esteso 36.000 mq.

Il verde pubblico è parametro indicativo della vivibilità di una città.

Ma prima, un creativo, bravo a fare grafici, faccia vedere l'attuale e il possibile.

Il tutto a costo zero, non è necessario comprare le piante, la forestale le regala, è nel suo compito: se un comune fa un piano di verde, la forestale consiglia e regala le essenze idonee.

Se poi si ripristinasse la festa dell'albero come un tempo, quando gli scolari con le proprie mani piantumavano gli alberi nelle aree assegnate dal comune, allora sì che i cittadini si riapproprierebbero del verde.


(1)
Mazara ha sviluppato una sensibilità sul problema acqua, confermata dai dati ufficiali, dai quali emerge che nella provincia di Trapani l'apporto maggiore lo ha dato la città di Mazara del Vallo.

Se poi si calcolassero le firme rimaste nei cassetti di qualche distratto, allora sarebbero confermate le 2000 raccolte da questo comitato lo scorso anno per la richiesta di modifica dello statuto a favore dell'acqua pubblica. Modifica, che ci risulta già apportata.

Si aspetta che il sindaco traduca in atti gli impegni assunti in campagna elettorale e sottoscritti in un documento divenuto pubblico per essere stato pubblicato su questo blog e sul sito del Forum italiano dei movimenti per l'acqua.

2000 mazaresi hanno acquisito la consapevolezza che l'acqua è un diritto umano e deve essere garantita a tutti, 2000 mazaresi saranno gli attivisti della campagna referendaria che insieme a tutta la cittadinanza attiva in Italia raccoglieranno le firme utili al successo del referendum per l'acqua pubblica.