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martedì 9 marzo 2010

PRESADIRETTA Sole Vento Alberi 07.03.2010

L'energia da fonti rinnovabili, la grande scommessa per l'ambiente, il volano dell' economia nei prossimi anni. In Germania e Austria le leggi vigenti hanno incentivato gli investimenti di che vuole produrre elettricità dal sole, da....

















sabato 6 marzo 2010

E se reinventassimo il pubblico?

documento pubblicato ieri da Il Manifesto

COMMENTO | di Ugo Mattei
E se reinventassimo il pubblico?
Ci eravamo forse illusi che la grande crisi dell' autunno 2008 potesse cambiare le coordinate culturali in cui si muove l'Occidente. Così non è stato. L' impressionante opera ideologica di costruzione delle virtù del privato sembra aver tenuto. Non siamo arrivati in tempo. Il pubblico non ha saputo rifondarsi culturalmente, non ha saputo creare un argine di consenso capace di difenderlo dall'espropriazione e dal saccheggio. E il pensiero liberale non è stato chiamato a render conto del proprio ruolo nella devastazione produttivistica del nostro pianeta.

Molti, anche a sinistra, continuano a proclamarsi liberali senza vergogna, anzi con orgoglio. Ma a bene vedere privilegio di nascita (in Occidente) e cupidigia infinita nell'accumulo di ricchezze sono le coordinate di quel pensiero. Sviluppo e crescita sono le ossessive parole d'ordine dello stesso sindacato....

Concorrenza e competizione fra individui hanno soppiantato qualsiasi disegno di cooperazione e comunità. Il consumatore ha sostituito il cittadino. Non c'è area del pubblico in cui una privatizzazione (spuria) non sia stata realizzata o non sia quantomeno minacciata. Iri, Eni, banche, Alitalia, ferrovie, università, acqua, Tirrenia, beni culturali, sanità, demanio, manutenzione stradale, televisione, carceri, difesa, protezione civile... Prima era lo Stato imprenditore a essere sotto assalto; adesso si sostiene la logica del profitto perfino per quelle funzioni primarie (giustizia e difesa) che lo stesso pensiero liberale considerava riservate allo Stato, e da gestirsi perciò nella logica politica dell'interesse comune e non secondo quella della «mano invisibile».

Intendiamoci, gran parte del settore pubblico funziona male, l' Università baronale è indifendibile, i pendolari sono trattati come il bestiame... Il paradosso non è nell'analisi ma nella ricetta. A causa di un dito rotto uso male una mano per mangiare: amputiamola e svolgiamo la stessa funzione con i piedi!

Il pubblico che funziona male viene smantellato piuttosto che rafforzato, reso più debole piuttosto che ristrutturato. L'assunto di fede è che il privato funzionerà meglio, come se non avessimo abbastanza esempi di imprenditoria privata (certo non solo nel nostro paese) corrotta, miope e parassitaria, a cominciare dalla Fiat. Eppure piuttosto che far funzionare il pubblico, motivandone i lavoratori (riconoscendo per esempio che saranno pure fannulloni ma sono gli unici a pagare le tasse sul loro intero reddito), preferiamo mangiare con i piedi. Basterebbero i dati sull'evasione fiscale, che riguarda interamente il settore privato per capire come qui ci sia qualcosa che non va. Per capire che l'ideologia predatoria del capitalismo ha inventato la virtù del privato che è e resta ricerca materialista del profitto e dell'avere.

Un'onesta fenomenologia comparata deve confrontare il pubblico virtuoso col privato virtuoso e il pubblico patologico col privato patologico. La ricerca del modello misto deve partire da qui. Il privato, pur se virtuoso, persegue il profitto. Il pubblico l'«interesse pubblico» sotto forma di sostenibilità economica del servizio accompagnata alla distribuzione dei benefici a tutti coloro che, contribuendo alla fiscalità generale, ne sono i proprietari.

L'esclusione del profitto privato tipica del pubblico virtuoso inserisce un delta a suo favore nella gestione di qualsiasi attività economica sotto forma del quantum di profitto che, invece di essere assorbito dal capitale privato, viene ridistribuito fra tutti i consociati. La presenza di questo delta dovrebbe inserire una presunzione a favore del pubblico per ogni attività economica di pubblico interesse (includendo in quest'ambito la piena occupazione).

Non più quindi pubblico soltanto laddove il privato fallisce, ma, al contrario, privato soltanto laddove il pubblico fallisce. Per esempio, la salvaguardia occupazionale di una realtà come Termini Imerese dovrebbe passare attraverso l'allestimento di impresa pubblica senza scopo di lucro volta a operare in settori virtuosi dal punto di vista della sostenibilità ecologica: nuovi trasferimenti di denaro pubblico a operatori privati motivati dal profitto e dalla crescita è un paradosso frutto di un modello culturale che assume un ruolo meramente sussidiario del pubblico, quando sussidiario (ai sensi anche degli art. 41, 42 e 43 della Costituzione) dovrebbe essere quello del privato.

Negli anni della «fine della storia» il Nobel ultraconservatore James Buchanan ha indicato nella massimizzazione delle possibilità di essere rieletti la principale motivazione dei politici. Mentre un tempo dire a un politico: «Vuoi solo essere rieletto!» conteneva una nota di biasimo, oggi il pensiero dominante giustifica i continui tradimenti delle promesse di cambiamento (Obama docet), considerandoli passi necessari per la rielezione in un contesto dominato dalle corporations. Mi pare emerga così la natura del modello spurio fondato sul «contagio» politico e culturale fra pubblico e privato, in cui quest'ultimo apporta le sue motivazioni individualistiche, mentre il primo conferisce l'assicurazione contro il rischio d'impresa (too big to fail).

Possiamo osservare un rapporto inverso fra la dimensione di un'istituzione e la qualità del suo output. Grandi istituzioni, pubbliche o private che siano, tendono a risultati qualitativamente peggiori rispetto a piccole istituzioni. Il settore privato tende a crescere, per aumentare i profitti. Il settore pubblico viceversa presenta limiti di crescita strutturalmente collegati alla sua giurisdizione. In altre parole, mentre nel primo caso la fisiologia vuole una crescita quantitativa accompagnata da un declino qualitativo, nel secondo caso i limiti giurisdizionali possono essere tracciati e modificati al fine di governare il rapporto quantità/qualità.

È cioè possibile ripartire da una organizzazione del pubblico che punti alla dimensione ideale valutata dal punto di vista della qualità dell'output, cosa strutturalmente impossibile per il privato. Un privato che gestisce l'acqua vorrà che se ne consumi di più e uno che gestisce prigioni vorrà che ci siano più prigionieri. Per questo il settore pubblico va salvaguardato dal contagio con la logica del profitto.

È in questo ambito che sono da valutarsi le diverse ipotesi di federalismo più o meno accentuato rese possibili dalla riforma dell' art. 117 della Costituzione. La valorizzazione del comune, con potestà fiscale autonoma in riferimento al governo del territorio, è desiderabile perché l'azione politica, più vicina ai cittadini, può essere maggiormente oggetto di valutazione qualitativa. La fiscalità comunale potrebbe retribuire adeguatamente funzionari locali capaci e meritevoli, innescando così un circolo virtuoso dal punto di vista del capitale sociale.

D'altra parte i comuni, per dimensioni, tendono a essere deboli nei confronti di interessi privati anche di dimensioni relativamente modeste, il che comporta la necessità di rafforzare il livello politico-istituzionale sovraordinato. Amministrazioni regionali e soprattutto statali vanno a loro volta ri-armate a supporto dell'azione politica comunale e a tutela di quegli interessi «sovrani» la cui difesa deve essere rafforzata in quanto particolarmente appetibili per il grande capitale in virtù delle potenzialità di profitto monopolistico.

venerdì 5 marzo 2010

Pesticidi nel Mazzaro. Era il 2000

Fin dal 2000 il Ministero dell'Ambiente ha lanciato l'allarme sul gravissimo stato di inquinamento del fiume Mazzaro. Un circostanziato articolo pubblicato sul Giornale di Sicilia del 17 settembre 2000 denuncia che nelle acque del fiume, abbandonato alla più assoluta incuria, fra l'altro, è presente una rilevante quantità di pesticidi.

Nonostante l'allarme lanciato dal Ministero e osservate le condizioni in cui ancora oggi si trova il fiume, pare che nessuna autorità abbia ritenuto di dovere intervenire in modo radicale per scongiurare l'estendersi e l'aggravarsi dell'inquinamento.

Questo comitato ritiene che quanto rilevato dal Ministero ha sicuramente concorso all'inquinamento chimico delle acque di falda dalla quale si approvvigiona l'acquedotto comunale.

La notizia nella speranza che quanto oggi pubblicato possa aiutare le autorità, da altro distratte, ad affrontare seriamente il grave problema dell'inquinamento che, come si legge, da decenni incombe sulla città.
(clicca per ingrandire)

giovedì 4 marzo 2010

Il movimento per l'Acqua conquista altri spazi



COMUNICATO STAMPA

Lunedì 1 marzo si è costituito il “Forum Provinciale per l’acqua bene comune” aderente al “Forum Siciliano dei movimenti per l’acqua pubblica”
Promotori del Forum Provinciale di Enna sono state le tre organizzazioni sindacali rappresentate rispettivamente da E. Velardita, G. Aleo e B. Murgano, il Coordinamento dei Comitati Cittadini Ennesi rappresentati da C. Garofalo, E. Ferragosto e S. Pruiti, il Comitato Civico Acqua Leonforte rappresentato da A. Scavuzzo e G. Guagliardo, il Comitato di Agira rappresentato da E. Pistorio e la Federazione della Sinistra rappresentata da R. Consiglio.
I promotori hanno ampiamente discusso del problema dell’acqua, sia alla luce del recente provvedimento di legge approvato in Parlamento che ha privatizzato questo bene ritenuto da tutti un bene comune, essenziale all’individuo e di conseguenza non mercificabile, sia alla luce del fatto che la Provincia di Enna è stata tra le prime, ormai da anni, ad avere privatizzato il servizio.
Il Forum è aperto a tutte quelle associazioni ed organizzazioni, anche politiche, che a livello nazionale o territoriale hanno sposato la causa di non privatizzare il servizio idrico e di richiederne, li dove ciò è avvenuto, con opportune iniziative la ripubblicizzazione.
Il Forum, in linea con le decisioni prese e da prendere dai già costituiti Forum regionale e nazionale si impegna da subito ad organizzare un’ampia e significativa presenza alla manifestazione nazionale che si terrà a Roma il 20 marzo contro la privatizzazione dell’acqua e ad assicurare la presenza alla riunione del Forum regionale che discuterà, tra l’altro, della proposta di legge di iniziativa popolare, per la Regione Sicilia, di ripubblicizzazione del servizio idrico, sostenuta da decine e decine di Consigli Comunali e Sindaci di tutta la Sicilia organizzatisi allo scopo in un Coordinaemnto EE.LL. che hanno approvato con apposite delibere di Consiglio l’inserimento nei propri Statuti comunali della frase “ l’acqua è un bene comune privo di rilevanza economica, non sottoponibile nella sua gestione a logiche di mercato”.
I promotori, nel sancire i principi ispiratori del Forum, hanno aggiornato la riunione alla prossima settimana, nella quale decideranno e metteranno a punto le iniziative pubbliche da intraprendere in tutta la Provincia di Enna.

I promotori
CGIL-CISL-UIL
COORD.PROV.COMITATI CITTADINI ENNESI
COMITATO CITTADINO ACQUALEONFORTE
COMITATO DI AGIRA
FEDERAZIONE DELLA SINISTRA

mercoledì 3 marzo 2010

Ripubblicizzazione del servizio idrico.Il Consiglio Comunale di Sciacca delibera favorevolmente


(Notizia tratta da
"L'Altra Sciacca")


Durante la seduta 1 Marzo 2010, il Consiglio Comunale di Sciacca ha approvato la proposta di legge di iniziativa dei consigli comunali "Principi per la tutela, il governo e la gestione pubblica delle acque. Disposizioni per la ripubblicizzazione del servizio idrico in Sicilia".

Approfondimenti al link:
http://www.laltrasciacca.it/

martedì 2 marzo 2010

Acqua senza padroni!

Tutti a Roma
I comitati e i movimenti, nati in tutto il territorio nazionale spontaneamente per contrastare le logiche dei poteri forti, il 20 marzo, uniti, marceranno per la ripubblicizzazione dell’acqua, ma anche per rivendicare "l’inalienabile diritto di tutte/i a decidere e a partecipare alla gestione dell’acqua e dei beni comuni, del territorio e dell’energia, della salute e del benessere sociale."